Vino adulterato, pm chiede rinvio a giudizio per 9 persone tra cui 3 salernitani

Ci sono anche tre salernitani fra le nove persone accusate di aver commercializzato vino di bassa qualità, adulterato con l’aggiunta di alcol, che poi veniva venduto in Italia e all’estero come Chianti doc, Brunello di Montalcino o Sassicaia.

Al termine dell’inchiesta condotta dai carabinieri del Gruppo tutela della salute di Roma e del Nas di Firenze e coordinata dalla Dda fiorentina, il pm ha chiesto il rinvio a giudizio per i 9 indagati. 

Il gip Fabio Frangini ha fissato la prima udienza per il prossimo 5 aprile. L’inchiesta, avviata nel 2015, portò all’arresto di tre persone mentre altre sette vennero iscritte nel registro degli indagati. Le accuse, a vario titolo, vanno dall’associazione per delinquere per la frode in commercio alla contraffazione di marchio e dell’origine del vino, dalla frode in commercio alla vendita di sostanze non genuine e riciclaggio. Il vino, di bassa qualità dopo essere adulterato veniva imbottigliato in un’azienda agricola di Empoli, già in concordato, dove poi erano apposte false etichette prima di inviarlo nei depositi del Lazio e dell’Emilia Romagna facenti capo a una ditta di import export. Da qui partiva per l’estero, in particolare per il Costa Rica, considerato “un’ottima destinazione”, grazie a una società i cui titolari erano stati indagati anche per ‘Mafia Capitale’ e la cui sede fiscale era a Roma.

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