Vacanze estive di crisi economica, a cura di Enzo Carrella

Verranno ricordate per molto tempo le vacanze estive di questo 2009 di crisi economica. Per molte ragioni. Innanzitutto per quelle centinaia di migliaia di lavoratori atipici e temporanei, che non hanno avuto e non avranno il rinnovo del loro contratto. Poi per quei lavoratori dipendenti che sono in cassa integrazione, ordinaria e soprattutto straordinaria, che temono di ritrovare qualche sorpresa a autunno inoltrato. Ferie assolvono a funzione di ammortizzatore sociale. Le ferie sono un diritto non monetizzabile, recitano i sacri testi, e servono a ripristinare le forze, per una migliore prestazione futura.
Ma mai come quest’anno le ferie hanno in realtà avuto una funzione da ammortizzatore sociale.
CONSUMAZIONE
C’è chi ha scelto o è stato invitato a consumare le ferie arretrate, accumulate nel tempo, come un tesoretto per altri tempi di necessità, che è stato così dissipato senza grandi possibilità di scelta.
CONSUMAZIONE MA SENZA CORRISPETTVO
C’è anche chi ha scelto di consumarle, ma rinunciando allo stesso tempo al pagamento, per venire incontro all’azienda in un momento di scarsità di lavoro e di commesse.
CONSUMAZIONE SOBRIA
C’è chi, all’esterno dell’azienda, le ha consumate in modo più sobrio: riducendo le durate dei viaggi, stabilendo budget più modesti oppure utilizzandole per i lavori di casa, anche qui all’insegna del risparmio.Insomma, quest’anno, nonostante alcuni segnali di controtendenza, la crisi ne ha modificato e ridotto il valore.
Le due Italie : dei tassati, dei tartassati e degli evasori
Anche se i ponti, ingorghi, partenze più o meno intelligenti dei giorni scorsi hanno continuano a rivelarci l’esistenza della Italia a due velocità: un nord alle prese già con l’organizzazione post crisi e il Mezzogiorno d’Italia dove l’economia ancora arranca e stenta a uscire da un tunnel dove spiragli di luce sembrano autentiche chimere . In tale contesto le ferie hanno svolto una doppia funzione da ammortizzatore sociale:
per le aziende, che hanno potuto contenere i costi rallentando l’attività;
per le famiglie, che – dal loro canto- hanno compensato con il fai da te alcune economie domestiche.
Mai come quest’anno oltre alla funzione restauratrice delle forze psico-fisiche le ferie sono state utilizzate anche per progettare il futuro.
A proposito di ciò , tutte le varie componenti interessate ( governo, sindacati e associazioni di categoria) hanno tentato di porre in essere anche soluzioni innovative per cercare di arginare gli effetti disastrosi di quel mercato occupazionale , i cui dati resi noti dall’istat nei giorni scorsi e confermati dallo stesso presidente della repubblica, Napolitano, risultano inquietanti e non lasciano spazio a facili ottimismi.
Non si hanno notizie ad esempio della legge sulla rottamazione degli dipendenti over 55 di due anni fa, prendendo spunto dal job-sharing o lavoro condiviso.
Una staffetta tra gli adulti e i più giovani nel lavoro
Non si parla molto di lavoro condiviso , eppure, almeno sulla carta, esistono diverse opportunità.
Una è quella contenuta nella legge Treu nr 196 del 24 Giugno del del ’97 e poi trasferita nella legge Biagi Dlgs 276/2003 , ed è diventata suo malgrado un oggetto di scontro, una formula ingiuriata, la metafora della precarietà,
probabilmente perché precursore di quella importante evoluzione del mercato del lavoro di fine anni 90 che ha dato spazio ad una codifica    nella flessibilità nei rapporti di lavoro sino ad allora assente perché osteggiata dalle organizzazioni sindacali.
Con il lavoro condiviso, detto anche ripartito o in inglese job sharing, -lo ricordiamo- l’intento del legislatore era ed è rimasto quello di realizzare una forma di doppia responsabilità sullo stesso posto di lavoro:
due persone sono responsabili in solido della prestazione e se la suddividono organizzandosi autonomamente tra loro.
Una formula caduta sotto il maglio dell’ideologia e quasi per nulla usata.
La staffetta prevista nella Finanziaria 2007
Ma vi è anche un’altra formula, che rientra nel lavoro condiviso, quella chiamata anche staffetta.
Il Passaggio di testimone tra over 55 e giovane nella Finanziaria 2007
In pratica, nel 2007 venne inserito un articolo in Finanziaria (articolo uno, legge 296/06), che prevedeva il passaggio del testimone nello stesso lavoro tra due persone: un adulto prossimo all’età da pensione e un giovane, che avrebbe potuto subentrare.
Più specificatamente la L. 296/2006 (legge finanziaria 2007) prevedeva, all’articolo 1, commi 1160-1161, un accordo di solidarietà tra generazioni, al fine di promuovere la creazione di nuovi posti di lavoro e al contempo ridurre le uscite dal sistema produttivo dei lavoratori ultracinquantacinquenni.
Tale accordo prevedeva, su base volontaria, la trasformazione a tempo parziale dei contratti di lavoro dei dipendenti che abbiano compiuto i 55 anni di età e la correlativa assunzione con contratto di lavoro a tempo parziale, per un orario pari a quello ridotto, di giovani inoccupati o disoccupati di età inferiore ai 25 anni, oppure ai 29 anni se in possesso di diploma di laurea.
La formula, quindi, venne declinata nella versione di padre in figlio (al padre over 55 sarebbe subentrato il figlio, attraverso un passaggio morbido, con l’uso dell’orario ridotto, del padre alla pensione e del figlio al full time).
Un patto generazionale, che per la verità dopo infuocati dibattiti non vide mai l’emanazione del decreto di applicazione.
Con quel provvedimento vennero stabiliti anche dei finanziamenti, che per la verità sono rimasti lettera morta.
Perché non riprenderla e allargare la platea dei beneficiari??
Ora, al di là della versione stringente, che la riduceva a un patto di solidarietà tra generazioni, la norma potrebbe essere riproposta e allargata a un giovane, magari sotto i 25 anni, e un adulto prossimo alla pensione, non necessariamente padri e figli.
Quali gli effetti?
L’adulto avrebbe così la possibilità di un’uscita morbida, trasmettendo al suo sostituto i fondamenti del mestiere.
Il giovane potrebbe entrare in azienda con un part time e trascorrere un periodo di rodaggio prima di assumere in pieno il ruolo di sostituto.
Le aziende potrebbero- e ce lo auguriamo-  ricevere finanziamenti e sgravi.
Le persone, giovani e adulte, potrebbero risolvere le loro esigenze personali.
Il patto dovrebbe avere i requisiti della volontarietà.
E il passaggio del testimone e delle consegne, insieme a ottenere un risultato occupazionale positivo, avrebbe anche la funzione del passaggio delle conoscenze, delle competenze e della memoria del lavoro.
 
Enzo Carrella : dottore commercialista e giornalista economico

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