Uranio impoverito, militare salernitano denuncia di aver subito minacce e intimidazioni

Non vicinanza e sostegno, ma “minacce ed intimidazioni” dai superiori.

Il caporal maggiore Antonio Attianese, 38enne originario della provincia di Salerno, ammalatosi di tumore dopo due missioni in Afghanistan, ieri ha raccontato la sua storia alla Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito.

Arruolatosi negli Alpini paracadutisti, Attianese ha partecipato a due missioni in Afghanistan: a Kabul nel 2002; a Khost a maggio 2003.

Al rientro l’inizio di quello che definisce “un calvario psicofisico e burocratico”: gli vengono trovate tracce di sangue nell’urina; la diagnosi arriva con l’ecografia: carcinoma alla vescica.

Da allora il militare ha subito ben 35 interventi chirurgici, con l’asportazione della vescica ed è attualmente sottoposto ad una chemioterapia sperimentale. “Ci hanno detto che ha il 25% di possibilità di farcela”, ha detto la moglie, che lo ha accompagnato in audizione.

Attianese ha detto di non aver mai saputo della pericolosità dell’uranio impoverito, mai saputo che in quelle zone c’era da difendersi anche da questo nemico invisibile.

“Quando chiedevamo informazioni ai nostri superiori sui rischi, ci dicevano che erano sciocchezze inventate per andare contro il Governo ed i militari”.

Dopo i primi interventi subiti, il militare salernitano ha raccontato di non aver ricevuto nè una telefonata nè alcuna assistenza dalla sua caserma.

Nel 2005 Attianese provò a chiedere almeno il rimborso delle spese sostenute ed alla risposta negativa si rivolse ad un avvocato.

A quel punto, ha rilevato, “sono stato convocato a rapporto da un capitano e da altri ufficiali ed ho subito minacce ed intimidazioni che ho registrato col telefonino: vi consegno il file per poterle valutare”.

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