Un anno fa a Salerno la tragedia delle 26 nigeriane morte in mare

Esattamente un anno fa al porto di Salerno arrivava la nave spagnola Cantabria con il suo “carico” di morte e dolore: 26 corpi di donne senza vita, una incinta. I corpi qualche giorno prima erano stati recuperati nel Canale di Sicilia. 

L’autopsia effettuata qualche giorno dopo da un pool di esperti evidenziò la giovane età di tutte, in gran parte 20enni. Su nessun corpo, segni evidenti di violenza sessuale ma tracce di frustate e bruciature. Segni di antiche violenze, lacerazione o mutilazioni che nessuno potè e potrà mai più rivelare. 

Secondo i medici che effettuarono le autopsie, le 26 giovani nigeriane morirono per annegamento. Le 26 ragazze furono sepolte in diversi comuni salernitani. Il funerale, unico per tutte, al cimitero di Salerno tra le lacrime e un silenzio surreale di centinaia di presenti.

Una immane tragedia per due ordini di motivi. In primis, perchè coinvolse tutte giovani donne e poi perchè solo 5 di loro furono riconosciute. 

Una immane tragedia che qualche mese dopo, nel giorno della festa della donna, divenne un progetto di solidarietà e teatro civile, nato da un’idea della giornalista Concita De Luca: “26 – Come in mare così in Terra”

52 giornalisti salernitani insieme riscrissero quella storia e la recitarono, dal Palco dell’Augusteo di Salerno, accompagnati dalla musica originale e dalla danza. 

Nel corso della serata, fu avviata una raccolta fondi a sostegno dello sportello di ascolto – centro Antiviolenza di Genere “Artemisia” dell’ospedale Ruggi di Salerno. 

Raccontare per non dimenticare.

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