Tubi in amianto interrati a Ceraso, assolto Chirico

Oltre quattro anni ed ora la conclusione di una vicenda giudiziaria che ha visto coinvolto l’avvocato Franco Chirico, ora assolto perché il fatto non sussiste.

La vicenda è relativa all’accusa per Chirico, nella qualità di presidente del Consorzio Velia, di aver “interrato” materiali pericolosi (cemento amianto, copertoni di auto), nell’area a valle della diga Fabbrica, nel comune di Ceraso.

A dare impulso alle indagini, nel settembre 2011, un esposto anonimo alla Procura di Vallo della Lucania che portò al conseguente sequestro dell’area, oltre 1500 metri quadrati, in località Petrosa Diga Fabbrica. Un terreno affidato al consorzio Velia dove, nel corso del tempo erano stati accumulati, senza alcuna autorizzazione, rifiuti speciali pericolosi.

Una serie di indagini condotte dal Corpo Forestale dello Stato, con perlustrazioni aeree e persino con apparecchiature sofisticate al fine di individuare sostanze inquinanti nel sottosuolo. Addirittura uno studio richiesto all’Asl di Salerno per verificare l’aumento di patologie tumorali nella popolazione presente nella zona posta sotto sequestro.

In realtà, dopo uno scavo mirato condotto dai forestali, a circa 4 metri di profondità, realmente furono trovate tracce di tubi in cemento amianto, dei materiali ferrosi e pneumatici.

La vicenda ebbe anche risvolti politici. Basti pensare che l’allora sindaco di Ceraso, Maione in un’ordinanza del 2012, riportava che “la situazione delittuosa, è ascrivibile alla responsabilità della società Consorzio Velia”. Il rinvio a giudizio per Chirico e quindi questi lunghi quattro anni per dimostrare la sua eventuale estraneità ai fatti.

Da sempre lo stesso Chirico si è difeso, anche in dibattimento affermando di non essere a conoscenza della natura dei materiali che venivano stoccati in un magazzino all’aperto del Consorzio di Bonifica Velia.

Una storia complicata che ha avuto anche ripercussioni politiche con interrogazioni in Parlamento ed in Consiglio regionale.

Una vasta eco mediatica ed una battaglia politica per la gestione dell’ente consortile. Ora però, la decisione del tribunale vallese che con sentenza del giudice monocratico Fabio Lombardo, lo scorso 18 luglio, ha messo la parola fine a questa storia.

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