Tratta di esseri umani tra la Romania e la provincia di Salerno. Leggi i dettagli

Erano ridotte in stato di schiavitù le cittadine romene che arrivavano in Italia e in provincia di Salerno con l’illusione di trovare lavoro in fabbriche del settore conserviero a condizioni economiche vantaggiose.

La rete di sfruttatori è stata smantellata ieri grazie a un'inchiesta della Procura Distrettuale Antimafia di Salerno e dei Carabinieri del Ros che hanno eseguito otto arresti e notificato un obbligo di dimora.

I nove indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, riduzione e mantenimento in schiavitù, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, ricettazione, corruzione, estorsione.

Fra gli accusati vi è anche un ex funzionario del Comune di Eboli, di 67 anni, il quale – secondo gli investigatori – in cambio di varie utilità, facilitava i tempi burocratici di rilascio dei documenti d'identità, dei codici fiscali e delle tessere sanitarie destinate alle lavoratrici. Il sospetto è che il rilascio dei certificati fosse subordinato al voto nelle primarie del Pd, da parte delle lavoratrici.

L'inchiesta è stata avviata dal Ros nell'agosto 2013 sulla base della denuncia di alcune operaie romene che, una volta rientrate in Patria, hanno raccontato cosa avevano vissuto in Italia e hanno permesso agli investigatori di ricostruire tutte le fasi della tratta.

Le vittime venivano ridotte in stato di totale soggezione dal gruppo e costrette a lavorare in alcune aziende agricole della Piana del Sele, sottopagate e vessate con continue minacce e violenze dagli indagati, i quali si occupavano anche dell'illecita intermediazione con i datori di lavoro.

Gli indagati, tra le altre cose, sottraevano alle donne i documenti di identità, per impedirne la fuga.

Le donne che arrivavano nel Salernitano venivano fatte alloggiare nel camping Miceli, struttura ricettiva, da anni non più attiva e in stato di abbandono. Già nell'aprile 2014, il camping era stato sequestrato e in quell'occasione il gestore era stato arrestato per furto di energia elettrica.

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