Stato delle carceri in Campania, presentati i dati della relazione annuale

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Presentati oggi i dati della relazione annuale sullo stato delle carceri in Campania, da parte del garante dei detenuti Samuele Ciambriello. Sanità, scuola, stato delle carceri. 

Sono 3780 le persone detenute nelle carceri della Campania ancora in attesa di giudizio. Per Ciambriello è un dato allarmante poiché “il carcere viene ancora utilizzato come misura cautelare preventiva”. E’ un dato “allarmante” perché, da solo, costituisce il 50% dei reclusi in Campania. Nel 2018, solo a 91 persone è stata concessa la possibilità di lavorare all’esterno mentre a 194 su 4092 è stata concessa la semilibertà. Non va meglio se si punta agli operatori che ogni giorno lavorano nelle carceri della Campania. Pur essendo prevista in pianta organica la presenza di 4442 agenti di polizia penitenziaria, ne risultano in servizio 4254 di cui, “ogni giorno 850 in permesso per malattia”. La carenza è di circa 200 agenti in meno. Ma nmelle carceri mancano anche educatori, mediatori, medici, psichiatri, psicologi e tecnici riabilitativi. Una carenza compensata in parte dalla presenta dei volontari: sono in totale 1179 le persone che svolgono attività a favore dei detenuti.

Non va meglio sul fronte Sanità: “A 10 anni dal passaggio di competenze dal Ministero alle Regioni, c’è bisogno di seguire con più attenzione i detenuti che si ammalano e i tossicodipendenti detenuti”. Ciambriello fa sapere anche di aver chiesto anche la chiusura del padiglione per tossicodipendenti a Salerno. In carcere, circa il 25% dei detenuti ha problemi di tossicodipendenza, ma solo una piccola parte ha accesso ai percorsi previsti.

Per quanto riguarda l’istruzione, solo il 20% dei detenuti in Campania, tra cui il carcere di Fuorni e quello di Vallo della Lucania, segue percorsi scolastici, l’1,5% frequenta una scuola superiore. Nel 2018 in 1149 hanno frequentato corsi di scuola media e superiore. Sul fronte del lavoro, il 20% delle persone lavora all’interno degli istituti penitenziari dove sono detenute, mentre solo il 5% lavora per datori esterni.

 

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