Solo una Pmi su 10 ha usato il Fondo di Garanzia per chiedere un prestito

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Soltanto il 13% degli imprenditori e dei liberi professionisti italiani ha scelto di chiedere un prestito avvalendosi del Fondo di garanzia istituito con i decreti “Cura Italia” e “Liquidità”.

A livello regionale la percentuale scende al 10% in Campania, fanalino di coda è il Trentino Alto Adige con appena il 5%, mentre nelle Marche gli imprenditori che hanno chiesto un prestito bancario con l’ausilio del Fondo di garanzia sono il 17,8%. In tutto, rileva l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, le domande sono state infatti poco meno di 716mila per un importo complessivo pari a 41 miliardi di euro su una platea complessiva di potenziali beneficiari pari a poco più di 5.460.000 unità.

 

Se i numeri sono così contenuti, secondo lo studio della Cgia di Mestre, “la responsabilità non è delle banche e nemmeno del Fondo di garanzia, ma è riconducibile al fatto che lo strumento ha suscitato pochissimo interesse tra gli imprenditori. Certo, qualche istituto di credito non è stato particolarmente solerte nella formulazione delle istruttorie. Tuttavia, con un passivo bancario in capo a ciascuna piccola impresa che in Italia ammonta mediamente a circa 100mila euro, la quasi totalità di queste realtà produttive non ha ritenuto conveniente indebitarsi ulteriormente per risolvere i propri problemi di liquidità”. Invece avrebbero bisogno di contributi a fondo perduto che finora sono stati erogati in misura del tutto insufficiente. 

A parità di costi, o quasi, ma con fatturati in caduta libera, se nei prossimi due o tre mesi le piccole aziende non avranno a disposizione la liquidità necessaria per far fronte alle esigenze di ogni giorno, in autunno molte di queste non avranno la forza di rimanere aperte, con effetti occupazionali molto preoccupanti. 

 

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