Scuola-piccoli borghi, un mondo da salvare. Una riflessioni con Angelo Raffaele Marmo

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Con il nostro editorialista Angelo Raffaele Marmo, condirettore di QN, oggi una riflessione sul futuro dei piccoli borghi, partendo dalla questione scuole.

Un mondo abitato dai bambini. Sempre più impossibile da immaginare. Di tanto in tanto, il tema ritorna. Tuttavia rimane un argomento di cui pochi si interessano realmente. Soprattutto la politica che decide. E’ il binomio scuola-piccoli borghi di cui si dovrebbe parlare, molto anche, ma che invece sembra interessare a pochi. Cos’è la scuola in una piccola comunità, di 600 – 800 – 1500 abitanti? E’ il futuro. Certo, in una società che punta solo ai numeri, ala produzione, al mercato, al denaro, poco o nulla può contare il destino di una piccola comunità, in area svantaggiata, spesso di montagna. Tuttavia, è bene ricordarlo, la scuola in un piccolo paesino è memoria ma anche futuro.

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La denatalità è certo una piaga che si espande in Italia, con piccole comunità che si assottigliano mese dopo mese. In questo contesto, provando a far quadrare i conti, il governo, le istituzioni, programmano, pontificano tagli, chiusure, accorpamenti, minacciando la chiusura dell’unico presidio essenziale in una comunità: la scuola. I territori delle aree interne e isolani, che nonostante i proclami ed anche i soldi investiti, vedono le piccole scuole combattere per la sopravvivenza. Dall’Appennino marchigiano, a quello campano; dalle aree interne della Calabria ai paesini di montagna nel trevigiano. Dagli Alburni al Cilento. Piccoli borghi rurali di provincia rassegnati spesso alla chiusura del plesso. Si tentano soluzioni tampone, accorpamenti delle dirigenze, classi miste. Poi, inesorabilmente la chiusura. Quando si chiude una scuola, si spegne parte della vita di un paesino perché la scuola è l’unico vero elemento aggregante di tutta la comunità. Il problema esiste, sarebbe stupido negarlo. Sono le soluzioni però che non convincono, o meglio non soddisfano. Negli ultimi giorni nelle sale cinematografiche ha catturato l’attenzione del grande pubblico l’ultimo film di Antonio Albanese e Virginia Raffaele, ambientato in Abruzzo, la storia di un prof e di una preside che tentano di salvare una piccola scuola. Il messaggio della pellicola è molto chiaro: la comunità di “Un mondo a parte” è soprattutto un modello di concretezza e semplicità oltre ogni ideologia, il segnale di una possibile integrazione.

In un Paese, il nostro, dove esistono emergenze vere che riguardano scuola, sanità, cultura, ci siamo tutti rassegnati a perdere tutto, un pezzo alla volta, abituandoci al peggio, invece è necessario alzare la testa e rivendicare i nostri diritti. La scuola è un diritto sacrosanto. Insomma, salvare le scuole nei piccoli comuni significa salvare la dignità degli abitanti che hanno scommesso di viverci; hanno avuto il coraggio di restare. Hanno scommesso sul futuro delle loro radici. Ma non si possono tenere scuole con pochi bambini! E’ un costo enorme! Occorre razionalizzare; si accorpano le scuole ed i bambini frequentano scuole di paesi vicini. Questa è la soluzione dettata da burocrati e dalla politica che guarda ai numeri e non alle anime. No. Invece no. Le decisioni in questo nostro strano Paese devono essere prese da chi conosce davvero i territori e non da chi, dietro una scrivania, guarda solo i freddi numeri. Negli ultimi 10 anni sono stati già chiusi 2.600 istituti nel segmento infanzia e primaria. L’ombra lunga della denatalità arriva già anche alle medie, e a breve interesserà pure le superiori. I numeri della denatalità li ha ricordati il ministro Giuseppe Valditara, evidenziando come tra 10 anni dai 7,4 milioni di studenti del 2021 si scenderà a poco più di sei milioni, al ritmo di 110-120mila ragazzi in meno ogni anno. E tutto questo sta avendo effetto sugli istituti scolastici.

Se negli ultimi dieci anni, lo dice il ministero dell’Istruzione e del merito, in Italia sono state chiuse oltre 2.600 scuole, solo nel segmento delle scuole dell’infanzia e primaria, nei prossimi cinque anni si può stimare che ne chiuderanno almeno altre 1.200, tra statali e paritarie. Non servono le grandi infrastrutture se poi non abbiamo il coraggio di scommettere sulla spina dorsale della nostra penisola: i piccoli comuni. La scuola è il presidio essenziale di libertà. Non si chiudono le scuole; scuola sempre, anche per soli dieci alunni. Questa è la dimensione del mondo abitato dagli uomini; dai bambini. Il resto è un mondo solo governato dal denaro. Di tutto questo abbiamo discusso con Angelo Raffaele Marmo
Ascolta
Marmo su scuola e borghi
Il file audio (podcast) di questa notizia scadrà dopo 30 giorni dalla data di pubblicazione. Successivamente sarà possibile richiederlo via Email.

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