Scario indicata come riferimento per uno studio sull’innalzamento del livello del Mediterraneo

La località marina di Scario, a sud della Provincia di Salerno, è stata indicata come riferimento per un importante studio sull’innalzamento del livello del Mar Mediterraneo, un fenomeno che mette a rischio 33 aree italiane.

A rischio le coste della Versilia, di Fiumicino, le Piane Pontina e di Fondi, del Sele e del Volturno, di Catania e quelle di Cagliari e Oristano. Negli ultimi mille anni il Mediterraneo si è innalzato di 30 centimetri ma nei prossimi cento anni si stima una crescita di tre volte tanto con il Nord Adriatico che si innalzerà sino a 140 centimetri.

Un’accelerazione che la scienza imputa al cambiamento climatico provocato dall’aumento della concentrazione di CO2 in atmosfera.

La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Quaternary International, “ha preso in esame l’innalzamento del nostro mare in un arco temporale mai studiato prima”, spiega Fabrizio Antonioli del Laboratorio Modellistica Climatica e Impatti dell’Enea.

Il team di ricerca ha esaminato 13 siti archeologici sulle coste di Italia, Spagna, Francia, Grecia e Israele, dove venivano estratte le mole olearie, cioè grosse pietre utilizzate per la macinazione delle olive.

L’aumento più elevato è stato riscontrato vicino ad Atene, mentre il più basso è stato misurato nell’isola spagnola di Maiorca.

In Italia l’indagine si è concentrata in tre aree del sud – Scario nel Golfo di Policastro, Torre Santa Sabina, vicino Otranto e Punta Penne di Brindisi – dove il livello del mare si è innalzato di circa 15 centimetri negli ultimi mille anni.

Senza una riduzione globale dei gas a effetto serra, le principali città costiere europee pagheranno un conto salato, secondo un altro studio pubblicato sulla rivista Frontiers. Fra le 19 città esaminate c’è Napoli per cui sono stimati danni annuali per 10 milioni di dollari al 2030.

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