Sanità accreditata in Campania, tetti spesa e continuità prestazioni

Nel corso del 2018 si è accertato che alcuni importanti laboratori di analisi facenti capo all’ASL Napoli 1 Centro hanno iniziato a fatturare all’ASL di Salerno, sede della loro Aggregazione.

La conseguenza è che le analisi effettuate dai laboratori di Napoli a cittadini napoletani, sono state fatturate nel 2018 alla ASL di Salerno, consumandone il budget a scapito dei cittadini di Salerno e provincia. Un solo centro privato, pur svolgendo la propria attività nella città di Napoli con 4 sedi operative, ha fatturato all’ASL di Salerno nel periodo gennaio-luglio 2018 oltre 2 milioni e 100mila euro.

E’ questa la conseguenza negativa del processo di aggregazione dei laboratori di analisi, imposto dalla legge 296 del 2006 che in Campania è arrivato a compimento tra il 2017 e il 2018. Il processo di aggregazione ha comportato la nascita di nuovi soggetti accreditati nei quali si sono dovuti consorziare i Laboratori di Analisi che non raggiungevano una soglia minima di attività annua. Potevano consorziarsi anche Laboratori di Analisi di maggiori dimensioni, nonché Laboratori siti in ASL diverse così come è accaduto.

Ora il Commissario alla sanità ha adottato un decreto che interviene proprio a riequilibrare i budget assegnati alle diverse ASL, tenendo conto degli spostamenti di fatturato dei Laboratori di Analisi intervenuti soprattutto dall’inizio del 2018.

Pertanto, non aumenta il tetto di spesa in favore dei cittadini di una provincia a danno di quelli di un’altra provincia, ma si limita a riequilibrare le risorse finanziarie attribuite alle diverse ASL, tenendo conto del maggior onere che devono sopportare per le prestazioni che prima venivano addebitate alla ASL in cui avvengono i prelievi ed in cui ritornano i referti per essere consegnati agli utenti.

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