SALERNO – Arresto del latitante Francesco Matrone, i particolari

Venti carabinieri hanno eluso la presenza di otto cani ed hanno fatto irruzione nell’abitazione del boss Francesco Matrone nella zona rurale di Acerno ieri mattina e lo hanno arrestato. E’ quanto emerso oggi nel corso della conferenza stampa tenuta al comando provinciale dei carabinieri di Salerno. Matrone, dopo l’arresto, ha chiesto che i suoi cani non venissero abbandonati al proprio destino: "Lasciate che mio figlio possa raggiungere questa zona per governarli". Il boss, detto la Belva, ha poi difeso la moglie. "Lei non c’entra niente, era qui dal ferragosto". L’arresto è stato eseguito dai carabinieri del Ros e del comando provinciale di Salerno e coordinato dalla Dda. Nell’abitazione di Acerno è stato rinvenuto anche un fucile da caccia che il boss utilizzava nel corso delle sue battute. Ma vi era anche una pistola a salve modificata, in grado di esplodere proietti calibro 7,65. Rinvenute e sequestrate anche una quarantina di cartucce. Inoltre, è stata sequestrata anche una moto enduro che il latitante utilizzava molto probabilmente per i suoi spostamenti in montagna. Le indagini intanto proseguono per scoprire ed assicurare alla giustizia quanti hanno coperto la latitanza del boss, che ha trascorso la prima notte nel carcere di massima sicurezza di Ariano Irpino. Con Matrone, capo indiscusso dell’omonimo clan operante già negli anni della Nuova Famiglia di Carmine Alfieri nel territorio scafatese e in quello dei comuni vesuviani, è finito in carcere anche un operaio idraulico-forestale di Acerno, ritenuto l’uomo che ha coperto la latitanza nel territorio dei Monti Picentini del noto boss.

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