ROMA – Scandalo Ior, nuovi particolari dall’interrogatorio di Scarano

Emergono alcuni particolari dal verbale dell’interrogatorio di garanzia, circa 70 pagine, di monsignor Nunzio Scarano, 61 anni, di Salerno, davanti al gip del Tribunale di Roma, Barbara Callari. L’alto prelato ricostruisce i vari passaggi che avrebbero portato Paolo, Cesare e Maurizio D’Amico a chiedere il suo intervento per il rientro di capitali dalla Svizzera in Italia. Scarano, ex contabile dell’Amministrazione patrimonio Sede Apostolica (Apsa), è ritenuto un personaggio chiave della vicenda. Per il suo intervento e per il suo ruolo nell’operazione di rientro dei famosi 20 milioni di euro, monsignor Nunzio Scarano avrebbe dovuto prendere circa due milioni e mezzo di euro. Denaro che in parte sarebbe stato utilizzato per la costruzione di una piccola chiesa in Umbria, secondo la sua versione. Monsignor Scarano si trova nel carcere di Regina Coeli dal 28 giugno perché accusato di aver organizzato, assieme al broker Giovanni Carenzio e all’ex agente dei servizi segreti Giovanni Maria Zito, il rientro illecito in Italia dei 20 milioni, a bordo di un aereo. Scarano, accusato di concorso in corruzione e calunnia, avrebbe ammesso di aver ricevuto mensilmente offerte sul conto Ior da parte dei D’Amico. “Nei limiti delle mie condizioni attuali – dice al Gip – voglio dare la massima collaborazione", dice il monsignore, che però aggiunge: "Non mi sono mai servito della Chiesa". Nell’interrogatorio Scarano afferma tra le altre cose di percepire "un stipendio di circa 3mila e 200 euro al mese" e di avere due appartamenti, un garage e un posto auto sotto casa a Salerno, la sua città d’origine.

Intanto il tribunale del Riesame si é riservato di decidere sulla richiesta di scarcerazione presentata dai difensori dei tre arrestati, oltre a Scarano anche Carenzio e Zito. Sulle istanze il pm Stefano Pesci ha espresso parere negativo.

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