Processi col trucco, per il procuratore capo di Salerno “è la punta di un iceberg”

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Utilizzavano un linguaggio in codice le persone indagate nell’inchiesta sulle sentenze aggiustate alla commissione Tributaria regionale della Campania: le mozzarelle al posto dei soldi, le auto da comprare al posto dei ricorsi incriminati.

Un sistema ben strutturato, con un codice cifrato per non essere scoperti, la “punta di un iceberg di un sistema pericolosissimo e dannoso per l’intera società e lo Stato”, lo ha definito il procuratore capo di Salerno, Luca Masini, nel corso della conferenza stampa per illustrare i dettagli dell’inchiesta che ha portato all’arresto di due giudici tributari, due dipendenti della Commissione, 6 imprenditori e 4 consulenti fiscali con l’accusa di corruzione in atti giudiziari.

Si è scoperta una calendarizzazione dell’anno per le udienze proprio per combinare corruttori e giudici. Ormai era un sistema così collaudato che, addirittura, una camera di consiglio durò solo 4 secondi. Anche i passaggi di denaro erano rapidi e mai in luoghi sospetti.

Il comandante provinciale della Guardia di Finanza di Salerno, il generale Danilo Petrucelli, ha ricordato un episodio in particolare: “la sera del 23 novembre del 2018, dopo una sentenza, i due impiegati indagati erano al ristorante, a cena, a festeggiare il buon esito della stessa, con l’amministratore delegato di un’azienda”.

 

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