Pnrr, la “grande occasione” da non sprecare. Le riflessioni di Gabriele Bojano

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Con il nostro editorialista Gabriele Bojano, oggi una riflessione sulla “grande occasione” del PNRR ed il rischio concreto che poco o nulla cambi.

Mancano i sogni. Fermiamo il tempo. Mancano due anni circa, alla conclusione di quella che è stata presentata come una rivoluzione. La “grande occasione” non solo per riparare i danni sociali ed economici inflitti dalla pandemia al nostro Paese, ma anche per ridurre permanentemente il divario civile e produttivo tra Nord e Sud. Il Pnrr. I dati ufficiali aggiornati sull’andamento delle gare per il PNRR confermano che i Comuni si stanno sforzando di spendere le risorse assegnate, ma con difficoltà. Dei 40 miliardi che il PNRR ha affidato ai Comuni, e che rappresentano comunque solo il 19% delle risorse totali assegnate al nostro Paese, alla data del 7 marzo di quest’anno ne sono stati effettivamente assegnati 31 miliardi e 700 milioni.

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Sulla base di questi fondi, stando ai dati pubblicati da ANAC, i Comuni hanno già bandito, per la realizzazione dei propri progetti, 35 mila gare, impegnando 17 miliardi e 700 milioni. Questo vuol dire che siamo a oltre il 56 per cento delle risorse disponibili già messe a gara, da parte di amministrazioni comunali che, come sappiamo tutti, soffrono di mancanza di personale e hanno dovuto superare in questi ultimi due anni ostacoli burocratici d’ogni tipo. Un ulteriore dettaglio, che è giusto sottolineare, riguarda il dato sui fondi destinati al Sud, il 44,6 %, a prova del fatto che la riserva stabilita dall’Europa per il Mezzogiorno del 40% è stata addirittura superata. Dunque va tutto bene! Non del tutto; non proprio. Insomma, a due anni di distanza dalla sua formulazione, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, da molti definito come un nuovo Piano Marshall, fa fatica ancora a mostrare i risultati concreti di quella rivoluzione auspicata. Forse ora più che mai emergono le potenzialità e i limiti del Pnrr: il suo assetto fortemente centralizzato e i suoi meccanismi attuativi, con l’enorme potere che essi hanno concentrato nelle mani dei ministri e non nelle amministrazioni locali. Certo, il potenziamento delle infrastrutture, in particolare quelle ferroviarie, i progetti urbani, che costituiscono una importante novità, gli interventi per l’istruzione, caratterizzati però da notevoli problemi attuativi, le misure per le imprese, assai ricche ma prive di un indirizzo strategico, sono importanti e necessarie, ma, bastano per riallacciare il sud al nord dell’Europa?

Il Pnrr dovrebbe orientare gli investimenti pubblici a colmare i gap di infrastrutture e servizi di molti territori a maggior fabbisogno, soprattutto al Sud. Resta tuttavia un limite “strutturale” nella programmazione degli investimenti del Pnrr: la mancanza di una ricognizione puntuale dei fabbisogni di investimento sui cui si dovevano basare le allocazioni di risorse stanziate dal Piano, coerentemente con l’obiettivo di ridurre il divario di cittadinanza di chi vive e fa impresa al Sud. Forse, utilizzo il condizionale, ma in realtà è certezza, c’è stata più una spinta ad accaparrarsi risorse con progetti che si, porteranno qualcosa, ma non il superamento del divario. La minore capacità progettuale delle amministrazioni meridionali le ha esposte al paradosso che le realtà a maggior fabbisogno potrebbero beneficiare di risorse insufficienti, o magari non utili.

Insomma, ho compreso in questi anni che per curare e cambiare un Paese complesso come l’Italia, dunque per cambiare e curare anche paesini piccoli, piccoli borghi, non basta la sola spesa pubblica, c’è bisogno di una visione, di un disegno condiviso di cambiamento, di “sogni” diffusi. Mi sono accorto che è questo ciò che manca e la cosa mi pare assai grave. Lo è ancor di più se consideriamo che nel 2026, anno di chiusura del Pnrr, nonostante tutto questo, è assai probabile che il Sud non avrà per nulla superato la dipendenza, la precarietà occupazionale, l’emigrazione. Dunque, rimarremo Sud. Su questo abbiamo chiesto l’opinione di Gabriele Bojano
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Bojano su Pnrr
Il file audio (podcast) di questa notizia scadrà dopo 30 giorni dalla data di pubblicazione. Successivamente sarà possibile richiederlo via Email.

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