Non c’è voce che gridi più forte. L’abbraccio collettivo di Nina Zilli a San Giovanni a Piro [VIDEO]

Foto di Vito Sansone

“Stay Soul”. Lo ha ripetuto più volte Nina Zilli ieri sera nel corso dell’ultima tappa del suo “Ti Amo Mi Uccidi Tour” di scena a San Giovanni a Piro in occasione della rassegna musicale “Equinozio d’Autunno”.

90 minuti di assoluta bellezza in cui il soul, il “suono dell’anima”, è stato caratterizzato e declinato con più accezioni e sfumature. Un concerto scandito non solo dalle canzoni che dal 2009 ad oggi hanno caratterizzato il percorso discografico dell’artista, ma anche da tre cambi d’abito che hanno fatto di Nina Zilli negli ultimi anni una vera e propria icona di stile.

Tre concerti in uno.

Il primo. Nina sale sul palco con una mise “urban” ma al tempo stesso elegante. Con giubba gialla e collant multicolore accende subito i riflettori sull’ultimo lavoro “Modern Art”. Ad aprire il concerto la hit della scorsa estate “Mi hai fatto fare tardi” quindi la title-track del disco, ritratto del nostro tempo… (“è vero che moriresti senza internet? Devi uscire un po’ e respirare un attimo. Attaccati a ‘sto wi-fi…”) e poi i successi dei primi album alternati ad altre canzoni dell’ultimo (che avrebbe meritato qualche attenzione in più da parte di pubblico e critica). “50mila” resta uno dei suoi marchi di fabbrica, piacevole riascoltare “L’inferno”, interessante la rilettura in chiave reggae (ma comunque fedele all’originale) della gigante “Per Sempre” con cui l’artista ha avuto la sua consacrazione nel Sanremo 2012. E poi il “Bacio d’(ad)dio” che ha voluto dedicare “a tutti i maschietti” e “Ti amo, mi uccidi” che in chiave live mette in evidenza sfumature interessanti, merito di un arrangiamento curato nei dettagli. E poi la chicca dell’ultimo lavoro discografico, l’inno alla pace e alla fratellanza, all’unione e all’azzeramento delle differenze, “1 X un attimo”, che, più di ogni altro brano, riassume al meglio la filosofia di “Modern Art”. Ed è proprio sulle note di questa canzone che l’artista si concede al suo pubblico in un grande abbraccio collettivo.

Non c’è voce che gridi più forte

Non c’è arma più grande

Un sogno

Cambia il mondo

Vorrei che domani

Quelli lontani

Si avvicinassero

E senza paure

Senza più scuse

Come se fossimo

1xunattimo

 

Il secondo. Nina torna sul palco con un lungo abito elegante. La bellezza della sua voce e del suo essere “femmina” (un concetto al quale tiene molto) trovano piena corrispondenza nell’eleganza del suo outfit. Un incontro perfetto, non c’è che dire. E’ questo il momento più intenso e profondo del live. “Senza appartenere”, il brano contro la violenza sulle donne presentato all’ultimo Sanremo, ne mette in evidenza le sue doti interpretative a conferma che voce e intonazione, per arrivare al pubblico, necessitano della piena corrispondenza con l’interpretazione. E Nina ci riesce. La standing ovation arriva però con la malinconica esplosione blues di “Sola”, canzone con la quale l’artista ottenne “solo” un nono posto al Sanremo 2015. Interpretazione magistrale, carica sensuale alle stelle. E’ in questa dimensione che Nina gioca facile e vince a mani basse. Ed è qui che emerge con prepotenza la cifra del suo essere artista. Si diverte con le sfumature della sua voce, “scala” le note, modula con facilità e naturalezza. Una lezione di stile.

Quando la vita è più semplice non mi diverte, ci gioco

Io non li chiamo più lividi sono colori e ci gioco

Io ci gioco

Togliti la maschera

C’è troppa verità per stare qui

Senza appartenere

 

Il terzo. Nina Zilli torna sul palco in versione “scanzonata” con un abito di pizzo nero: chic ma casual. L’ultima parte del live è tutta declinata sul concetto dell’amore. E’ l’esaltazione della “femmina”. “L’amore è femmina”, “Penelope” e poi quella che l’artista ha definito una tra le canzoni soul più belle di sempre: “You Can’t Hurry Love” delle Supremes che molti ricordano nella versione di Phil Collins e che nella “nostra” artista diventa “L’amore verrà”. L’effetto è estremamente divertente e Nina è perfettamente a suo agio e lo è ancor di più quando si concede al suo pubblico con il brano che la vide calcare per la prima volta il palco dell’Ariston nel 2010, nella sezione “Giovani”: la spudorata e sfacciata “L’uomo che amava le donne” ancora oggi uno dei suoi cavalli di battaglia. E poi la ciliegina… la sua rilettura, bella come non mai, di un classico del repertorio musicale italiano, “Se bruciasse la città” di Massimo Ranieri che, nell’interpretazione di Nina Zilli, si carica di una nuova veste capace di arrivare anche alle nuove generazioni. E sorprende che, ad oggi, l’artista non abbia ancora deciso di incidere un album di sole cover. Sarebbe un trionfo assicurato. La chiusura del concerto è affidata ad un brano che Nina ha inserito nel suo ultimo album in featuring con J-Ax, “Butti giù”

Grida grida non lo senti come grida

La mia vita grida, l’universo gira

Grida e suona una musica lontana

Io non voglio stare più ferma qui

Più mi butti giù… più io vado su…

 

E’ chiaro no?

 

Sul palco con Nina Zilli un parterre di musicisti d’eccezione:

Riccardo Gibertini “Jeeba” (tromba, trombone, dub, tastiere), Antonio Vezzano “Heggy” alle chitarre, Nicola Roccamo “Nico” alla batteria, Lucio Enrico Fasino al basso, Riccardo Di Paola alle tastiere ed Enzo Tribuzio“Dj Zak”(scretch, campioni)

E per salutare il tanto pubblico presente, tutti ad inchinarsi sulle note dell’inno di Nina Simone

I’ve got my freedom… I’ve got life

Un tripudio di applausi

Ecco alcuni secondi del concerto di Nina Zilli a San Giovanni a Piro

Nina Zilli a San Giovanni a Piro 8 settembre 2018

Nina Zilli a San Giovanni a Piro…

Gepostet von Radio Alfa am Samstag, 8. September 2018

Lascia un Commento