Lavoro nero e caporalato. E’ la fotografia del “calo di civiltà” nel Salernitano. La riflessione di Padre Antonio De Luca

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Lavoro nero e caporalato. E’ la fotografia del “calo di civiltà” anche nel Salernitano

La riflessione di Padre Antonio De Luca, vescovo della diocesi di Teggiano-Policastro

 

Mons. De Luca

I dati appena pubblicati dal ministero dell’Interno sulle procedure di emersione dal lavoro irregolare confermano quanto si sapeva, anche se la propaganda politica lo nascondeva. L’ampia maggioranza delle persone immigrate prive di permesso di soggiorno è conosciuta alla società nazionale. Non è formata né da invisibili né da clandestini, ma da persone che lavorano soprattutto nelle famiglie italiane come collaboratrici familiari ed assistenti alle persone non autosufficienti. Sono le persone che sostituiscono lo Stato sociale che si è ritirato negli ultimi venti anni. Su 69.721 domande presentate dopo il primo mese di avvio delle procedure della cosiddetta sanatoria, 61.411, l’88%, sono nell’ambito del lavoro domestico. Praticamente, quasi tutte. Le altre 8.310 domande sono state presentate nel comparto agricolo.

La provincia di Salerno non fa eccezione rispetto al tipo di domande presentate. Nel territorio locale sono stati inviati 2.000 moduli per lavoro domestico e 684 per lavoro agricolo. La provincia di Salerno è tra quelle sul territorio nazionale con il più alto numero di domande di emersione.

 

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