Lavoro minorile, dati preoccupanti in Italia, per una volta, non in Campania. Riflessioni con Gabriele Bojano

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Con il nostro editorialista Gabriele Bojano, oggi una riflessione sul lavoro minorile, dati preoccupanti in Italia, per una volta, non in Campania.

Per una volta non è la Campania ad indossare la maglia nera. Sullo sfruttamento del lavoro minorile, sono le regioni del nord a presentare dati drammatici e preoccupanti. Dalla Lombardia all’Emilia-Romagna al Veneto e Piemonte, si confermano le quattro regioni con le percentuali di denunce di infortunio con esito mortale per minori, insieme alla Toscana. E’ quanto emerge dal secondo Rapporto sul lavoro minorile in Italia, una riflessione pubblica sui dati elaborati dal “Laboratorio di Sanità Pubblica per l’analisi dei bisogni di Salute delle Comunità” del Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria “Scuola Medica Salernitana”- Università degli Studi di Salerno. Lo studio viene presentato in occasione del 50° anniversario della nascita dell’Unicef Italia ed è stato realizzato nell’ambito delle attività dell’Osservatorio Unicef per la prevenzione dei danni alla salute da lavoro minorile, coordinato da Domenico Della Porta. “Il lavoro minorile è un tema da osservare con attenzione perché rappresenta una spia dello stato di salute della nostra società e del benessere e del futuro dei giovani nel nostro Paese” ha sottolineato Carmela Pace, presidente dell’Unicef Italia.

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Nel 2023 sono 78.530 i lavoratori minorenni 15-17 anni (il 4,5% della popolazione totale dei minorenni di quella fascia d’età), in aumento rispetto ai 69.601 del 2022 e ai 51.845 del 2021. L’aumento dei lavoratori minorenni è evidente non solo rispetto alla fase pandemica, ma anche in confronto all’anno 2019. Non solo. Il reddito medio settimanale stimato per i lavoratori di sesso maschile oscilla dai 297 euro nel 2018 ai 320 euro nel 2022, mentre nelle donne passa dai 235 euro nel 2018 ai 259 euro nel 2022. Viene confermata una retribuzione costantemente più alta per il genere maschile. Nel periodo compreso tra il 2018 e il 2022 le denunce di infortunio presentate all’Inail a livello nazionale, relative ai lavoratori entro i 19 anni di età, ammontano a 338.323 di cui: 211.241 per i minori di età fino a 14 anni e 127.082 nella fascia 15-19 anni. Le denunce di infortunio mortale sono state in totale 83 nel periodo tra il 2018 e il 2022. Lavorano spesso in casa, i minori italiani, ma non solo. Tra le principali attività lavorative svolte da ragazzini prevalgono quelli nella ristorazione, dal barista al cameriere. Ci sono poi ragazzini impegnati come aiuto in cucina, in pasticceria o nei panifici. Altro settore di impiego dei ragazzini è la vendita stanziale o ambulante; qui i minori sono vera manovalanza. C’è poi il lavoro in agricoltura, braccianti sfruttati e malpagati, e nell’allevamento e maneggio di animali.

L’aumento dei lavoratori minorenni richiede sempre più una riflessione che riguarda sia l’aumento concreto dei rischi a cui i minorenni sono esposti durante le attività lavorative, sia la necessità di implementare la formazione dei giovani lavoratori, attivando azioni per educare ai rischi e alla sicurezza sia i ragazzi che i datori di lavoro. Tuttavia, per la Campania esiste una condizione di povertà che interessa quasi 2 minori su 5, insomma la povertà minorile è la vera emergenza. La Campania è la terza regione per numero di ragazzi che abbandonano prematuramente gli studi, con un tasso di abbandono del 19,1% contro una media nazionale del 14%. E’ questa la sfida che la Campania deve affrontare e provare a vincere. Su tutto questo abbiamo chiesto l’opinione di Gabriele Bojano
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