La pesante eredità del Superbonus, i conti non tornano. Ora chi paga? Lo abbiamo chiesto ad Angelo Di Marino

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Con il nostro editorialista Angelo di Marino, oggi una riflessione sulla pesante eredità del Superbonus, i conti non tornano e la domanda: ora chi paga?

Ora la domanda è: ma chi paga? Probabilmente noi, inevitabilmente. Lo ha preannunciato anche il ministro Giorgetti. Nel mirino c’è un maxi buco derivante dai bonus edilizi, una spada di Damocle per i conti pubblici che il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti definisce “un’eredità pesantissima” che ricade su noi tutti. Un debito che ha un peso esorbitante (122 miliardi accertati, 210 quelli previsti) del Superbonus sul deficit che necessitano di misure nella prossima manovra e poi un periodo medio-lungo per il rientro del debito. Inoltre è chiaro che il rallentamento dell’economia internazionale difficilmente consentirà di confermare la previsione di una crescita italiana dell’1,2% indicata per il 2024 dalla Nadef lo scorso ottobre.

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Prende forma in questa congiuntura, offuscata dall’incertezza sulle cifre finali degli aiuti al settore edilizio, il Def che il Consiglio dei ministri si appresta ad approvare nelle prossime ore. Ma quanto pesa realmente il debito da superbonus e quanti ne hanno realmente beneficiato? I dati ufficiali certificano detrazioni maturate finora col superbonus per 122,24 miliardi a fine marzo, un numero che continua a crescere e il cui saldo finale è visto salire sopra i 210 miliardi. Il grosso del deficit da bonus edilizi, si sarebbe scaricato sul 2023 (al 7,2% del Pil la stima più recente), con un debito appena sotto il 140% del Pil. Insomma, l’incentivo al 110% è alla base di un errore di valutazione senza precedenti: un extradeficit che nel prossimo triennio a noi cittadini costerà un aggravio da 1 punto di Pil all’anno. Senza negare che il superbonus ha certo rappresentato, in una precisa fase storica, un impulso alla ripresa e al lavoro, non possiamo però dimenticare che i crediti d’imposta generati, per oltre122 miliardi di euro, sono debito che lo Stato dovrà pagare nei prossimi anni; debito, attenzione, a carico del bilancio dello Stato, ossia per 59 milioni di italiani.

Un debito che dobbiamo pagare noi tutti, mentre i benefici hanno interessato meno del 5 per cento del patrimonio immobiliare esistente. Un debito per ognuno di noi che, al momento, ma è destinato a salire, è di oltre 2.000 euro cadauno. E’ persino difficile trovare numeri precisi sul numero di pratiche che hanno beneficiato dei bonus, tuttavia sembra che per il Superbonus 110 per cento sono circa 500mila gli edifici. Nel complesso il Superbonus ha riguardato quasi 74 mila condomini, circa 237 mila edifici unifamiliari, 115 mila unità indipendenti e sei castelli. La spesa media è stata di quasi 640 mila euro per ogni condominio, oltre 117 mila euro per gli edifici unifamiliari, più di 98 mila euro per le case “funzionalmente indipendenti” e quasi 282 mila per i castelli. Nel complesso il Superbonus ha riguardato il 3,5 per cento circa degli edifici residenziali in Italia. I lavori hanno interessato il 3,6 per cento degli edifici unifamiliari e il 3,5 per cento di condomini e unità abitative “funzionalmente indipendenti”. Dati ENEA, al 31 dicembre 2023 il totale degli investimenti relativi al Superbonus ammontava a oltre 104 miliardi di euro. Di questi, le detrazioni maturate per i lavori conclusi avevano un valore pari a quasi 100 miliardi di euro.

Insomma un beneficio per pochissimi con un costo elevato per tutti. Inoltre va ricordato che il nostro non è un Paese virtuoso sul piano del debito, anzi. Bankitalia ha comunicato che al 31 dicembre 2023 il debito delle amministrazioni pubbliche italiane ha raggiunto la cifra record di 2.862,8 miliardi di euro, rappresentando il 141,7% del Prodotto Interno Lordo (PIL) nazionale. E’ chiaro a tutti che il continuo aumento del debito pubblico italiano solleva preoccupazioni sul fronte economico e finanziario, evidenziando la necessità di politiche volte al contenimento del deficit e al miglioramento della sostenibilità finanziaria del Paese. Insomma, abbiamo dunque idea di quanto sia indebitata una nazione come la nostra, rispetto alla capacità di generare ricchezza. Insomma, la domanda ora è chi paga? Probabilmente noi, inevitabilmente. Anzi, si certamente noi, tutti. Su tutto questo abbiamo chiesto il punto di vista di Angelo Di Marino

 
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