Intelligenza artificiale, presente e sul futuro del giornalismo

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ChatGPT affascina e spaventa: sostituirà i giornalisti? Lo si sta già facendo, in silenzio però. “Credo che solo il buon giornalismo, originale e creativo e soprattutto unico sia un argine al’omologazione dell’intelligenza artificiale. Gli editori stanno lavorando a un codice di autoregolamentazione, è una buona strada, spero che sia efficace. Soprattutto va evitato l’effetto boomerang, quello che è successo con le piattaforme che si sono in parte sostituite al lavoro degli editori e dei giornalisti”. Lo ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’informazione e all’editoria, Alberto Barachini ai giornalisti a margine dell’incontro ‘Intelligenza artificiale tra rischi e opportunità’, al Palazzo dell’Informazione di Roma.

Barachini si è soffermato sul fatto che molti articoli, elaborati dall’intelligenza artificiale, sembrano già scritti da un giornalista. “Ci sono articoli fatti dall’intelligenza artificiale – ha affermato – che somigliano ad articoli fatti da giornalisti. Il pericolo esiste ma ritengo che la capacità umana di contenuti creativi unici e originali sia la vera e unica difesa”, ha spiegato. “Stiamo lavorando per dare tutti gli elementi di analisi su rischi e opportunità agli editori e al mondo dell’informazione per arrivare a delle linee guida che consentano al settore di difendersi dalle ricadute negative, anche sui livelli occupazionali”, ha detto ancora il sottosegretario. Quanto specificamente alle opportunità per il settore dell’editoria, il sottosegretario ha evidenziato che “sicuramente esistono in tutti settori tecnologici degli automatismi che possono essere gestiti con grande velocità e anche con efficacia per l’intelligenza artificiale”. In ogni caso, per Barachini “deve restare il controllo umano, il filtro della capacità e dell’esperienza umana soprattutto quando si tratta di contenuti informativi che arrivano ai cittadini e che in qualche modo ne indirizzano il pensiero”, ha concluso.

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L’intelligenza artificiale entra sempre di più nelle redazioni. Persino Bild, la testata tedesca, il quotidiano più venduto in Europa, ha già da qualche mese, in nome della sostenibilità economica, annunciato una massiccia adozione dell’Ia. Lo scenario è raccapricciante. Nell’epoca della disinformazione permanente ci affidiamo agli algoritmi, insomma il giornalismo sembra essere già defunto. Se in un giornale non servono più funzioni come il caporedattore, impaginatore, correttore di bozze, segretariato ed editor fotografici come esistono oggi, dunque non è solo un problema occupazionale, che pur è chiaro risulta essere rilevante, ma è soprattutto una rivoluzione copernicana che affida il giornalismo al calcolo numerico ed agli algoritmi che sceglieranno, rispetto ai gusti del mercato, quale informazione veicolare e come farlo. Ma il giornalismo vero si basa su questioni cruciali e delicatissime come la verifica delle fonti, l’attendibilità delle notizie.

Ecco dunque che abbiamo già fatto quel salto nel buio dove senza neppure accorgerci di ciò che stiamo già vivendo siamo immersi fino al collo nella cosiddetta “verità unica”, insomma quella verità propinata e gestita da un algoritmo, un “redattore artificiale” che però dietro può nascondere gli interessi di chi lo gestisce, con buona pace del giornalismo indipendente, trasparente e libero. Ma se è questo ciò che vogliamo evidentemente è ciò che ci meritiamo. 

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