Indagini sulla Yele, altri dettagli dalla Finanza di Vallo della Lucania 

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Ulteriori dettagli sono stati resi noti dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’inchiesta condotta sul fallimento della Yele Spa, la società che per anni si è occupata della gestione dei rifiuti in 49 comuni del Cilento. Gli indagati sono 29 tra amministratori, consulenti e componenti degli organi di vigilanza.

Le ipotesi di reato vanno dalla bancarotta fraudolenta alla frode fiscale ed al peculato. Disposto il sequestro preventivo di beni per oltre 20 milioni di euro. L’operazione denominata ‘Piazza Pulita’ è coordinata dalla Procura di Vallo della Lucania. La Yele aveva creato un “buco” nei bilanci di oltre 30 milioni di euro, con grave pregiudizio per i creditori e l’Erario. 

 

Agli indagati vengono contestate ben 45 ipotesi di reato, che spaziano dalla bancarotta fraudolenta, alla frode fiscale, al peculato, fino al falso in bilancio. 

La società consortile, costituita nel 1998, per svolgere il servizio d’igiene urbana nel Basso Cilento aveva gran parte del capitale sociale in mano al “Co.Ri.Sa.4”, consorzio nato per fronteggiare l’emergenza rifiuti in Campania.

Le vicende societarie sono state oggetto di accertamento nell’ambito di 33 diversi procedimenti penali, poi riuniti in un’unica indagine affidata dalla Procura di Vallo della Lucania alla Finanza. 

Dalle risultanze investigative sarebbe emersa la sistematica inadempienza anche degli obblighi verso istituti di credito e finanziarie che avevano erogato la “cessione del quinto” ai dipendenti della Yele, che invece tratteneva tali spettanze per scopi propri. Per non parlare di quanto scoperto in merito a fatture relative a lavori di manutenzione: veicoli di proprietà di alcuni dipendenti che sarebbero stati riparati interamente a spese della società. La massa debitoria accertata dai Finanzieri ammonta ad oltre 30 milioni di euro, ai quali devono poi aggiungersi i 10 milioni relativi alle condotte distrattive poste in essere in pregiudizio dei creditori, vale a dire lavoratori dipendenti, fornitori e Fisco.

Le indagini hanno portato alla denuncia di 29 persone, perlopiù professionisti con ruoli direttivi o di consulenza; nei confronti di 14 di essi, il G.I.P. del Tribunale ha disposto il sequestro preventivo di beni per equivalente fino alla concorrenza di circa 20 milioni e mezzo di euro. Si tratta di un centinaio di beni immobili, tra fabbricati e terreni, 25 veicoli  e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di circa 4 milioni di euro.

Sono tutt’ora in corso le indagini finalizzate all’individuazione e al sequestro, presso gli intermediari finanziari, di eventuali ulteriori liquidità riconducibili agli indagati.

 

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