Il giornalismo nel mirino della politica. Il commento di Ottavio Lucarelli

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Con il nostro editorialista Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania, oggi una riflessione sul mondo del giornalismo che è finito ancora una volta nel mirino della politica.

Nel mirino ci sono sempre i giornalisti; nel mirino della politica. Anzi, è meglio dire che nel mirino ci sono i giornalisti, quelli con la schiena dritta; quelli che fanno domande, anche scomode. Quelli che chiedono, che vogliono capire, che cercano di raccontare i fatti ed i retroscena. Che poi, questo mestiere è così che bisognerebbe farlo. Questa è l’unico vero segreto del mestiere. Tuttavia ala politica così non piace. Dunque il governo prova a mettere i cosiddetti paletti. Poi, si sa, quando un governo ha i numeri, tutto è più semplice, ben oltre le proteste di chi la pensa in altro modo. E’ la sintesi questa di ciò che sta accadendo.

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Nella giornata di ieri infatti, al Senato, era prevista la seduta del Question Time quando dalla Commissione Giustizia di Palazzo Madama arriva la notizia di una serie di emendamenti da poco depositati, a firma di Gianni Berrino di Fratelli d’Italia, che chiedono un inasprimento di pene per il reato di diffamazione a mezzo stampa, che arriva alla detenzione fino a 4 anni e mezzo di reclusione per i giornalisti e multe fino a 120mila euro per “condotte reiterate e coordinate” relative alla diffusione di notizie false. Una mossa che Berrino, relatore del ddl sulla diffamazione, secondo gli stessi alleati – Lega e Fratelli d’Italia – non avrebbe concordato in maggioranza, e che fa alzare immediata la levata di scudi della Federazione della Stampa e dei partiti di opposizione che tornano a parlare di bavaglio alla stampa.

Il tema deflagra, e mentre si attende un chiarimento in maggioranza già lunedì. Insomma una norma che disattende le aspettative che il testo dovesse, innanzitutto, recepire indicazioni europee sulla libertà di stampa e anche quanto sentenziato dalla Corte Costituzionale, da ultimo nel 2011, quando fu chiesto al legislatore italiano di eliminare il ricorso alla carcerazione nella legge di settore. Le opposizioni insorgono. “Questa maggioranza ha proprio un conto aperto con la libertà di informazione”, il ricorso a misure detentive per i giornalisti “è un retaggio barbaro, condannato a più riprese da organismi europei e dalla Corte Costituzionale”. Ma non finisce qui. Nelle ultime ora infatti nella bufera sono finiti anche gli emendamenti al regolamento Agcom sulla par condicio per le prossime elezioni europee. In una nota dell’Usigrai, il sindacato dei giornalisti della Rai, si afferma che il gli emendamenti presentati dal governo sono finalizzati a garantire maggiore spazio ai partiti di maggioranza, facendo passare i loro interventi in TV come comunicazione istituzionale, e danno la possibilità di far trasmettere a Rainews i comizi dei leader politici per le elezioni addirittura senza i giornalisti, “in assoluto contrasto con il ruolo imparziale dell’informazione” afferma la nota Usigrai.

Per l’Usigrai, «non si può usare l’informazione della Rai per la propaganda elettorale senza alcuna mediazione giornalistica, ed è da rispedire al mittente anche l’ipotesi di introdurre una par condicio di natura politica tra i giornalisti. L’Usigrai dice no ad ogni condizionamento da parte della politica e rivendica l’indipendenza dell’informazione del servizio pubblico». Insomma, i giornalisti, da un lato, se non sono allineati e coperti, sono un pericolo per la politica e dunque si cerca di impedirne l’esercizio del diritto e dovere di esercitare l’intermediazione giornalistica, a tutela dei cittadini, della corretta informazione, a prescindere dal governo di turno. Dall’altro, contemporaneamente si prova a farli diventare ufficialmente il megafono dei leader e della politica che governa.

 

Insomma, ancora una volta, sono i giornalisti il problema della politica che dimentica, o finge di dimenticare che per i giornalisti, le notizie vanno date tutte; quel che fa certo la differenza è come e il tono con cui vengono date. I giornalisti, quelli veri, sanno bene che hanno il dovere di offrire una informazione corretta a garanzia dei cittadini. E’ questo ciò che si cerca di impedire, con intimidazioni e con minacce? Su questi temi abbiamo chiesto l’opinione del presidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania, nostro editorialista, Ottavio Lucarelli
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