Giorgia al Palasele di Eboli canta la vita, l’amore e la bellezza della nostra terra

Quella in cui vivete è una terra meravigliosa che va protetta”. Lo ha ripetuto più e più volte Giorgia nel corso delle oltre due ore di musica che ha donato ai suoi fan che al Palasele di Eboli domenica sera ne hanno goduto appieno, estasiati, dalla prima all’ultima nota, dal primo all’ultimo acuto, dalla prima all’ultima poesia…

Una terra che va protetta da chi vuole metterci le mani sopra, da chi ne vuole approfittare per guadagnarci qualcosa. Proprio come la levatura artistica di Giorgia che, specie negli ultimi anni, ha dovuto dimostrare di essere sempre la più brava, l’interprete perfetta. La cifra musicale e stilistica di Giorgia va protetta, va preservata.

E la grandezza di Giorgia la comprendi solo ascoltandola dal vivo: la sua voce ti penetra dentro, ti scolpisce, ti lascia un segno. E lo fa con garbo, con educazione, con eleganza, con misura. Lo fa con il cuore. Ti chiede permesso prima di entrare. Ed è proprio questo che la rende unica nel vasto panorama musicale italiano. Giorgia ha la capacità di capire quando può oltrepassare la barriera del suono, quando deve fermarsi, quando il troppo può storpiare.

Vanità”, perla del suo ultimo lavoro “Oronero”, è stato il perfetto inizio di un concerto che si sarebbe rivelato ricco di suggestioni e di colpi di scena. Giorgia lo ha interpretato con ancora negli occhi il tramonto del Golfo di Salerno… il più bello di tutto il mondo… così le ha sempre detto nonno Mario.

E’ stato poi un continuo susseguirsi di belle suggestioni musicali con alcuni brani dell’ultimo (bellissimo) lavoro ed assaggi del suo vasto repertorio serviti con riverenza ed emozione negli occhi, nel cuore e nella voce. Dagli esordi con “E poi” e “Come saprei” alla spensieratezza di fine anni ‘90 con il soul di “Un amore da favola”, la solare “Girasole”, per arrivare poi ai primi anni Duemila con “Di sole e d’azzurro”, la sempre intensa e amatissima “Gocce di memoria”, la toccante “Marzo” (e il pensiero va inevitabilmente a lui che è lassù…) fino alla metamorfosi di “Vivi davvero”, “Il mio giorno migliore”, al riscatto di “Quando una stella muore”, “E’ l’amore che conta”, “Non mi ami”, “Io fra tanti”… tutto sapientemente mixato con i brani dell’ultimo “Oronero” e momenti amarcord a volte anche inaspettati come nel caso del medley “Laura non c’è”, “Primavera” e “I’ll be missin’ you” per omaggiare in musica il 1997 a 20 anni “suonati”, è proprio il caso di dire…

E proprio attingendo dal ‘97 la brava Giorgia ha ripescato un classico del mai dimenticato Pino Daniele… “…che male c’è… che c’è di male…” omaggio obbligato per la tappa campana del suo tour… un omaggio obbligato ma pur sempre fatto col cuore. Incredibile e inaspettato poi il momento dedicato a Prince con la jam session del chitarrista e cantante californiano Sonny T di una bravura quasi imbarazzante!

A corollario di tutto le performances “robotiche” e perfette dei ballerini che Giorgia non smette mai di ringraziare, anche a concerto terminato… anche quando ricompare sul palco con la lista dei suoi parenti di Capaccio da salutare.

Tutti a cantare a squarciagola e ad ascoltare estasiati la suo voce dalle mille sfumature.

Giorgia, una di noi.

Non c’è che dire.

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