Fonderie Pisano a Salerno, scatta la mobilita’ per 120 lavoratori

120 lavoratori delle Fonderie Pisano di Salerno saranno messi in mobilità.

E' quanto ha fatto il Consiglio di Amministrazione dell'impianto del quartiere Fratte attraverso una nota. 

La decisione – si legge nel comunicato – è  motivata dalla disdetta delle più importanti commesse ricadenti nel portafoglio clienti e dal continuo stato di fermo dell’impianto di produzione senza alcuna ipotesi temporale di riapertura.

Dal mese di febbraio l'impianto ha potuto produrre infatti solo per la metà delle giornate lavorative previste dal calendario. Gli impianti sono stati fermati per tre settimane tra febbraio e marzo, per cinque settimane tra maggio e giugno, per quattro settimane a luglio e per quattro settimane nel mese di settembre. 

La produzione a singhiozzo ha generato – secondo il CdA delle Fonderie –  la sfiducia dei clienti che si sono messi alla ricerca altri fornitori in grado di assicurare una più regolare continuità nelle consegne.

L'azienda tiene a precisare che nei periodi di chiusura degli impianti tutti i dipendenti  sono stati sempre pagati dall’azienda anche in assenza della loro partecipazione al ciclo produttivo. Nelle condizioni attuali di fermo amministrativo/sequestro giudiziario, non è possibile quindi ricorrere alla cassa integrazione guadagni, ma solo alla mobilità.

La situazione finanziaria dell’azienda e l’impossibilità di acquisire nuove commesse,  non avendo certezza di una futura ripresa produttiva, non permettono più all’azienda di continuare quindi a riconoscere lo stipendio mensile ai propri operai in assenza di produzione. 

E’ una giornata molto triste – ha dichiarato il Presidente del Cda Mario Pisano – che giunge al termine di un percorso travagliato e complesso. Il nostro auspicio – ha aggiunto Pisano – è che la azienda riesca ancora a rimanere sul mercato mantenendo in vita, anche in forma ridotta, il ciclo produttivo nello stabilimento di Fratte e, nello stesso tempo, accelerare ed accompagnare il percorso di delocalizzazione con la sottoscrizione già avvenuta di un atto di compravendita di un suolo in area industriale nella provincia di Salerno"

Mario Pisano inoltre ricorda che già qualche anno fa si era proceduti all’acquisto di un altro suolo dove delocalizzare l’impianto produttivo e alla presentazione di un progetto realizzativo senza ottenere le autorizzazioni per poterlo concretamente avviare.

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