Flash mob di Legambiente sulla spiaggia di Capaccio Paestum per chiedere “ecogiustizia”

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Flash mob stamattina dei volontari di Legambiente sulla spiaggia Oasi Dunale di Capaccio-Paestum per l’iniziativa di Spiagge e fondali puliti.

 

L’obiettivo è stato richiamare l’attenzione sul processo per lo sversamento in mare di 130 milioni di filtri di plastica dal depuratore di Capaccio Paestum nel febbraio del 2018 dove Legambiente è stata ammessa come parte civile. L’udienza è prevista la settimana prossima. “Ecogiustizia subito!” così su uno degli striscioni esposti.

“Un processo importante visto che si stiamo parlando del primo processo in Italia per inquinamento da plastica in mare. Chi inquina deve pagare e oggi questo può avvenire – commenta Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania-grazie alla legge 68/2015 sugli ecoreati, approvata nel 2015 dopo una battaglia ventennale dell’associazione, che prevede tra i nuovi delitti anche l’inquinamento e il disastro ambientale. Reati per i quali sette delle otto persone, un altro sarà giudicato con il rito abbreviato, sono state rinviate a giudizio per la vicenda dei dischetti di plastica dispersi in mare, uno scempio ambientale senza precedenti visto che i dischetti sono stati trovati non solo sulle coste italiane ma anche su quelle di altri paesi, tra cui Francia e Spagna. Per questo ci siamo costituiti parte civile affinché ecogiustizia sia fatta in nome del popolo inquinato e del mare.”

Tanta plastica trovata stamattina durante pulizia della spiaggia di Capaccio.

Secondo il censimento dei rifiuti spiaggiati su 14 arenili campani sono stati ritrovati  rifiuti  sono di ogni forma e tipo, per lo più usa e getta, legati principalmente agli imballaggi, al consumo di cibo e ai rifiuti da fumo.

La plastica resta il materiale più trovato dei rifiuti spiaggiati. Su circa la metà delle spiagge campionate, la percentuale di plastica eguaglia o supera il 90% del totale dei rifiuti monitorati, mentre sul 71% dei lidi monitorati sono stati rinvenuti guanti usa e getta, mascherine o altri oggetti riconducibili all’emergenza sanitaria Covid-19. Rinvenuti anche quest’anno i dischetti utilizzati come biofilm carrier nei depuratori.

La maladepurazione rimane una problematica ancora irrisolta per la nostra regione, secondo gli ultimi dati dell’ Ispra i comuni senza servizio di depurazione sono 44 con una popolazione interessata pari a circa 451mila persone, pari a 7,7% della popolazione regionale.

 

 

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