Due salernitani a capo di un’organizzazione nazionale che favoriva l’immigrazione clandestina

Due salernitani, padre e figlio, sono ritenuti a capo di un’organizzazione nazionale che favoriva l’immigrazione clandestina.

Stamani la Polizia di Stato ha eseguito 11 arresti domiciliari, fra Salerno, Cuneo, Bergamo e Brescia per l’accusa di associazione a delinquere finalizzata a procurare illegalmente, mediante la stipulazione di contratti di lavoro ideologicamente falsi, l’ingresso o la permanenza di stranieri nel territorio Italiano.

I provvedimenti sono stati firmati dal GIP del Tribunale di Brescia, sulla scorta di una  lunga e laboriosa attività investigativa condotta dalle squadre mobili di Salerno e delle altre città coinvolte. I salernitani coinvolti sono un 35enne, praticante avvocato nato a Salerno e residente a Bergamo e il padre 70enne, avvocato residente nel Salernitano.

Padre e figlio, secondo gli investigatori, per mezzo di un’agenzia di consulenza per stranieri gestita dal figlio, coordinavano l’attività di altri indagati, di origine africana, indiana, kosovara e pakistana, che, a loro volta, si presentavano come “rappresentanti” di connazionali desiderosi di ottenere i permessi di soggiorno.

In una conversazione, uno straniero, convocato dagli investigatori, dice al padre che non riferirà alla Polizia di aver comprato il contratto da lui ma che dirà di essere stato aiutato a trovare lavoro da un italiano; l’avvocato, allarmato da questa “confessione”, cerca di prendere le distanze dall’interlocutore ma questi, a dir poco ingenuo, continua la telefonata ribadendo che non dirà che lui  gli ha venduto il contratto di lavoro.

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