Con Gabriele Bojano, oggi una riflessione sulla popolazione femminile in provincia di Salerno

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Con il nostro editorialista Gabriele Bojano, oggi una riflessione sulla popolazione femminile in provincia di Salerno, con pochi figli, poche mamme che lavorano, tante vedove.

In Campania, nascono circa 44mila bambini all’anno, in media, negli ultimi anni. Solo per statistica, nella nostra regione sono circa 61mila le persone che passano a miglior vita, ogni anno. Ci vuole poco a comprendere che il saldo naturale, purtroppo è già di molto sfavorevole, praticamente di quasi 17mila unità in meno. Sempre per mera statistica, per quanto riguarda la provincia di Salerno, dato aggiornato al 31 dicembre 2022, la natalità è pari a 7.805 unità; passati a miglior vita invece sono stati ben 12.585 unità. Insomma, non nascono bambini. Questo è il vero problema, non solo per la nostra provincia. Il 2023 ha registrato un nuovo minimo storico delle nascite in Italia, ormai stabilmente ferme sotto le 400mila unità, con un calo del 3,6% rispetto all’anno precedente.

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Le donne scelgono di non avere figli o ne hanno meno di quanti ne vorrebbero: nella popolazione femminile in età fertile, convenzionalmente definita tra i 15 ei 49 anni, il numero medio di figli per donna, infatti, è di 1,20, mostrando una flessione rispetto al 2022 (1,24). Molto lontano dal dato del 2010, quando il numero medio di figli per donna aveva raggiunto il massimo relativo registrato nell’ultimo ventennio, pari a 1,442. La contrazione della natalità che accompagna l’Italia da decenni, ormai coinvolge anche la componente straniera della popolazione (nel 2023 meno 3mila nati rispetto all’anno precedente). L’Italia è anche il Paese europeo con la più alta età media delle donne al momento della nascita del primo figlio (31,6 anni), con una percentuale rilevante di primi nati da mamme over 40 (8,9%, tasso inferiore solo a quello della Spagna). L’età media delle madri al parto rimane quasi invariata rispetto all’anno precedente (32,5 anni nel 2023 e 32,4 nel 2022). Sono alcuni tra i principali dati contenuti nella 9° edizione del rapporto “Le Equilibriste, la maternità in Italia” di Save the Children – l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro -, diffuso oggi a pochi giorni dalla Festa della Mamma, che traccia un bilancio delle infinite sfide che le donne in Italia devono affrontare quando scelgono di diventare mamme.

Come ogni anno, lo studio include anche l’Indice delle Madri, elaborato dall’ISTAT per Save the Children, una classifica delle Regioni italiane dove per le mamme è più facile vivere. Anche quest’anno, l’Indice indica la Provincia Autonoma di Bolzano a guidare i territori amici delle madri, seguita da Emilia-Romagna e Toscana, mentre fanalino di coda risulta la Basilicata, preceduta in fondo alla classifica, da Campania e Sicilia. Se il rinvio della Maternità e la bassa fecondità sono frutto di numerose concause, i dati rivelano che più aumenta la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, più aumenta il tasso di fecondità. Un elemento da tenere in debita considerazione, in un mercato del lavoro che sconta ancora un gap di genere fortissimo. Dai dati del Rapporto di Save the Children, emerge che in Italia il tasso di occupazione femminile (età 15-64 anni) è stato del 52,5% nel 2023, un valore più basso della media dell’Unione Europea (65,8%) di ben 13 punti percentuali. Per le donne, il tema del bilanciamento tra lavoro e famiglia rimane critico per chi nella propria famiglia svolge un lavoro di cura non retribuito. Una spia delle difficoltà che le madri affrontano nel conciliare impegni familiari e lavorativi è rappresentata dal numero di donne occupate di età compresa tra i 25 e i 54 anni: a fronte di un tasso di occupazione femminile del 63,8%, le donne senza figli che lavorano raggiungono il 68,7%, mentre solo poco più della metà di quelle con due o più figli minori ha un impiego (57,8%).

Risulta chiaro ed evidente come anche qui, si registrano marcate disparità territoriali, a danno delle regioni del Sud d’Italia dove per le donne, l’occupazione si ferma al 48,9% per coloro senza figli, scende al 42% in presenza di figli minori, arriva al 40% per le donne con due o più figli minori. Anche guardando ai dati delle dimissioni volontarie post genitorialità è evidente come la nascita di un figlio influisca sulla disparità di genere nel mondo del lavoro. A dimettersi sono principalmente le madri, al primo figlio ed entro il suo primo anno di vita. Insomma, in Italia si parla molto della crisi delle nascite, ma non si dedica sufficiente attenzione alle condizioni concrete di vita delle mamme sulle quali grava la quasi totalità del lavoro di cura. Un Paese nel quale le madri sono ancora troppo in affanno, ancora diviso tra Nord e Sud, con regioni più o meno accoglienti per le donne con figli. E’ incredibile affermare che purtroppo oggi la nascita di un bambino rappresenta nel nostro Paese uno dei principali fattori di impoverimento, quando paradossalmente con la crisi delle nascite dovrebbe essere invece l’elemento assoluto di ricchezza per il presente ed il futuro. Ecco, perché a rischio c’è proprio il futuro, di noi tutti, sia ben chiaro. Infine, sempre e solo per statistica, sapete quante sono le famiglie in provincia di Salerno?  Al 31 dicembre 2022 sono poco più di 436mila. Solo per curiosità, in provincia di Salerno le vedove sono al momento quasi 63mila, a fronte di soli circa 14mila vedovi. Fosse non altro, le donne vivono molto più degli uomini, anche nella nostra provincia. Di questo abbiamo discusso oggi con Gabriele Bojano

 
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