
Non si placano le polemiche per la commemorazione di ieri pomeriggio, a Salerno, di Carlo Falvella, il 19enne, vicepresidente del Fronte universitario d’azione nazionale, ucciso da un anarchico nel 1972.
Le forze dell’ordine sono state schierate in assetto antisommossa già nei pressi del Palazzo di Città dove si sono svolte delle proteste organizzate dai manifestanti antifascisti, nel corso della presentazione del volume dedicato a Falvella. L’evento si è concluso in serata con la fiaccolata nel corso della quale i militanti di CasaPound si sono schierati, con le fiaccole accese, urlando “camerata Falvella presente” e facendo il saluto romano.
Ecco la nostra riflessione.
Era giusto ricordare Carlo Falvella a Salerno? Si, senza dubbio. L’uccisione di Carlo Falvella, avvenuta a Salerno il 7 luglio 1972, è uno degli episodi più noti della violenza politica che caratterizzò gli inizi degli anni di piombo. Basterebbe questo per affermare che era normale e giusto farlo. Carlo Falvella aveva solo diciannove anni. Era studente di filosofia e vicepresidente del FUAN (Fronte Universitario d’Azione Nazionale), l’organizzazione universitaria del Movimento Sociale Italiano (MSI). In quei mesi il clima politico a Salerno, come in molte città italiane, era molto teso, con frequenti scontri tra militanti dell’estrema destra e dell’estrema sinistra. Solo per la cronaca, la sera del 7 luglio 1972, Falvella e il militante missino Giovanni Alfinito ebbero un primo alterco sul lungomare con alcuni appartenenti all’area anarchica, tra cui Giovanni Marini. Dopo che i gruppi si separarono, l’incontro si ripeté più tardi in via Velia, dove il confronto degenerò in una colluttazione. Durante lo scontro, Giovanni Marini colpì Falvella con un coltello, recidendogli l’aorta. Falvella fu trasportato in ospedale, dove morì poco dopo. Anche Alfinito e un altro partecipante alla rissa rimasero feriti. Marini si costituì ai carabinieri la sera stessa. Sul piano giudiziario, Marini fu riconosciuto responsabile dell’uccisione. Dopo un iter processuale, la condanna definitiva fu di 9 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale e concorso in rissa; ne scontò circa sette. L’episodio ebbe un forte impatto politico e simbolico. Per la destra italiana, Falvella divenne una delle prime vittime della violenza politica degli anni Settanta. Dall’altra parte, intorno al processo a Giovanni Marini si sviluppò una vasta campagna di solidarietà promossa da settori della sinistra extraparlamentare, che sostenevano una diversa ricostruzione dei fatti e contestavano l’impianto accusatorio. Il caso contribuì quindi ad accentuare la polarizzazione politica del periodo.
Sono trascorsi 54 anni, il “mondo al contrario” si è impossessato nuovamente della nostra società. Ecco perché se da un lato era ed è giusto ricordare la morte di un ragazzo di 19 anni che viveva e credeva nelle sue idee, dall’altro è ridicolo, oltraggioso e pericoloso ciò che invece hanno fatto, dimostrando la profonda ignoranza storica e culturale, i militanti di CasaPound che ieri sera, proprio in Via Velia, prima in silenzio, schierati con le fiaccole accese davanti allo striscione in memoria di Carlo Falvella, hanno infranto la legge, innanzitutto, con quell’odioso gesto delle braccia tese per il saluto romano, in omaggio al “camerata Falvella presente”.
Dall’altro lato del cantiere di Via velia, negli stessi istanti altri cittadini inneggiavano a slogan del tipo: «Siamo tutti antifascisti» e «fuori i fascisti da Salerno». Erano i militanti del Comitato 25 aprile.
In una società dove non ci sono più valori riconosciuti che danno speranza e spinta propositiva alla crescita culturale, rimane soltanto il fascismo che si ispira soltanto a un sistema autoritario ed elitario al quale si contrappone l’antifascismo che rivive nella difesa dell’ordinamento democratico nato dopo la Seconda guerra mondiale e la caduta del regime fascista. Negli ultimi anni il clima culturale e sociale del nostro Paese appare segnato da una crescente polarizzazione. Agli ideali di accoglienza, integrazione e solidarietà, che hanno rappresentato valori importanti della nostra tradizione civile, sembrano affiancarsi con sempre maggiore forza atteggiamenti di chiusura, diffidenza e intolleranza. In questo contesto, episodi di razzismo e di violenza contribuiscono ad alimentare un senso di arretramento culturale e di impoverimento del dibattito pubblico, mettendo in discussione i principi di rispetto della dignità umana e della convivenza democratica. Ecco cosa siamo.
Abbiamo commentato il tutto con l’intervento in diretta deputato di Sinistra Italiana Franco Mari.
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Mari su fascismo
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