Chiesa, transessuali ed omosessuali. Il cambio di passo. Le riflessioni di Gabriele Bojano

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Con il nostro editorialista Gabriele Bojano, una riflessione oggi sul cambio di passo e di regole nella chiesa cattolica voluto da Papa Francesco in tema di transessuali ed omosessuali.

Un cambio di passo, ma lento. Chi non ricorda la celebre frase “eppùr si muòve!” che secondo tradizione, in verità non confermata dai documenti, avrebbe pronunciato Galileo Galilei alludendo alla Terra, dopo essere stato costretto ad abiurare le sue dottrine cosmografiche dalla Chiesa cattolica del tempo. Altri tempi, forse. Tuttavia ora più che mai, la stessa frase può essere pronunciata proprio in favore di quella Chiesa, conservatrice ed integralista. E’ una rivoluzione, soprattutto per l’ala integralista del cattolicesimo. E’ probabilmente il ritorno alla normalità per coloro che viceversa guardano al concetto di fede con la misura dell’uomo e non della regola ferrea.

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Insomma nulla osta che anche i transessuali possano chiedere e ricevere il battesimo. Possono anche essere padrini e testimoni di nozze in chiesa. Via libera anche a padrini omosessuali che convivono con un’altra persona, basta che conducano “una vita conforme alla fede”. Sono le indicazioni che arrivano dal Dicastero per la Dottrina della Fede, in risposta alle troppe domande riguardo alla possibile partecipazione ai sacramenti del battesimo e del matrimonio da parte di persone transessuali e di persone omoaffettive. Sono tutte risposte in punta di diritto canonico ma è immaginabile che scateneranno polemiche. Se per ricevere il battesimo, anche intuitivamente, è difficile immaginare l’esclusione da parte della Chiesa delle persone adulte che lo chiedono, per quanto riguarda la figura dei padrini di battesimo e di testimoni di nozze, ovvero le persone chiamate a sostenere gli interessati nella fede, le indicazioni del Vaticano sono forse senza precedenti. Insomma quell’appello di Papa Francesco – “todos, todos, todos” – con il quale il Pontefice ha più volto chiesto di accogliere tutti nella Chiesa, trova finalmente la concretezza della norma.

Dunque un cambio di passo e evidente. Ripescando un documento della Congregazione per la dottrina della fede su alcune questioni canoniche, del 2018, la Congregazione inviò a tutti i presidenti dei vescovi del mondo un testo riservato in cui indicava di non alterare mai il sesso indicato nei registri di battesimo delle parrocchie. La nota affermava, inoltre, che i cattolici che hanno subito procedure di “cambio di sesso” non possono sposarsi, essere ordinati sacerdozio o entrare nella vita religiosa. Per la Chiesa quindi “se la persona era maschio, rimane maschio. Se era femmina, rimane femmina”. Quindi la mutata condizione di un fedele, secondo la legge civile, non cambia la sua condizione canonica, che è maschio o femmina come determinato al momento della nascita». E’ qui la rivoluzione che Papa Francesco ha impresso nella Chiesa cattolica che quindi riconosce ora che l’identità di genere non è più ostacolo alla partecipazione dei sacramenti e della vita della chiesa stessa. Dunque è solo questione di fede? No, assolutamente no.

La questione ha una serie di implicazioni civili e giuridiche molto importanti. Proprio in questi giorni infatti sono in corso le udienze che coinvolgono alcune famiglie omogenitoriali alle quali alcune procure avevano annullato le trascrizioni dei certificati di nascita dei figli. In altre parole, i bambini e le bambine di quelle coppie lgbt, sono sospesi in una sorta di limbo. Quindi importante che il Vaticano abbia voluto sottolineare l’apertura verso le coppie lgbt, tuttavia è chiaro che per vincere la battaglia sulla piena uguaglianza tra esseri umani di strada ne dobbiamo fare ancora molta. Lo scorso mese di marzo una circolare ministeriale aveva bloccato la registrazione delle figlie e dei figli di famiglie omogenitoriali. In quell’occasione anche Arcigay Salerno aveva aperto un dibattito a livello locale sui diritti sociali e civili sul territorio chiedendo alle istituzioni locali di prendere posizione sulla questione.

 

Sul tema poi occorre ricordare anche la vicenda della coppia di donne omosessuali, le due docenti che insegnano alla Facoltà di lingue dell’Università di Salerno, che si erano sposate in Francia ed avevano ottenuto dalla Corte d’Appello di Napoli una sentenza che obbliga il loro Comune di residenza in Irpinia a trascrivere il matrimonio nello stato civile. Le due donne, Raphaelle Hoedts cittadina francese, e Giuseppina La Delfa con doppia cittadinanza, avevano contratto il matrimonio nel 2013 in una cittadina della regione Nord-Passo di Calais, al confine con il Belgio. Le due docenti dell’Università di Salerno si erano rivolte alla Corte d’Appello di Napoli dopo il rifiuto del Comune di Santo Stefano del Sole di iscriverle nel registro delle unioni. Insomma di questioni da risolvere ve ne sono, tante anche, sull’argomento, lento il cambio di passo, tuttavia “eppùr si muove”.

Ecco le riflessioni di Gabriele Bojano

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