
La provincia di Salerno è la provincia italiana maggiormente vocata alla castanicoltura. La Regione Campania ha il 42% della superficie castanicola ma, in riferimento alla produzione totale, la percentuale si alza al 60% del territorio nazionale. Eppure negli ultimi anni, la castanicoltura campana sta affrontando il periclo “cinipide”.
La lotta contro il cinipide del castagno entra in una fase decisiva. Per la prima volta in Italia, su un territorio vasto ed eterogeneo, si sperimenta in modo sistematico e con un piano nazionale la lotta biologica attraverso l’introduzione di un insetto antagonista, il Torymus sinensis.
Una strategia complessa, che si fonda su un equilibrio naturale estremamente delicato.
Il principio è semplice quanto insidioso: contrastare il “parassita” con un suo nemico naturale. Secondo le stime, il ciclo biologico completo e l’equilibrio tra le due specie potrebbero raggiungersi entro il 2027. Nel frattempo, però, la situazione resta fragile. I danni si stanno già osservando soprattutto sul castagno selvatico, mentre le operazioni di rilascio del Torymus proseguono con attenzione.
“Si tratta di un equilibrio molto delicato – sottolinea Giampaolo Rubinaccio, presidente della Sezione economica regionale “Frutta in guscio” di Confagricoltura Campania – e ogni intervento deve essere calibrato con precisione”. Intanto dal mondo agricolo arriva un appello chiaro: evitare allarmismi prematuri. Le aziende, infatti, si preparano nei prossimi mesi ad avviare i contratti di fornitura con i buyer internazionali. Diffondere segnali negativi non verificati potrebbe spingere gli acquirenti a rivolgersi ad altri Paesi, penalizzando gravemente il comparto italiano.
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cinipide
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