CAMPANIA – Imprenditori Ragosta accusati di riciclare soldi del clan

Ci sono le attività degli imprenditori Ragosta, che hanno interessi anche in Costiera Amalfitana, al centro dell’indagine della Guardia di Finanza di Napoli che oggi ha eseguito 22 ordinanze di custodia in carcere, 25 ai domiciliari e 13 divieti di dimora. Tra i destinatari dei provvedimenti si sono 16 giudici tributari. L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, è concentrata sulle attività dei Ragosta che nel corso degli anni hanno messo in piedi un vero e proprio impero economico con l’acquisto, tra l’altro delle Acciaierie Sud, di alberghi a Taormina e a Vietri sul Mare, un palazzo storico a Roma e del biscottificio Lazzaroni. Secondo quanto emerso dalle indagini, i Ragosta avrebbero reimpiegato denaro del clan camorristico Fabbrocino che opera nella zona vesuviana.

Proprio da un ricorso alla commissione tributaria in seguito a un accertamento che ha riguardato gli imprenditori Ragosta è scaturito il filone d’indagine che coinvolge i componenti della commissione tributaria provinciale di Napoli. Gli investigatori avrebbero scoperto “un sistema di corruttela” che vede coinvolti componenti della commissione, avvocati e commercialisti che svolgono la funzione di giudici tributari mentre nell’inchiesta non sono indagati magistrati. Della commissione, sottolineano gli inquirenti, fanno parte consulenti di aziende i quali attuavano uno ‘scambio’ di favori nella gestione delle pratiche relative ai ricorsi.

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