“Caccia al dischetto”, più di 10mila raccolti sulle spiagge della Campania

Sono più di 10mila i dischetti di plastica raccolti sulle spiagge della Campania nel corso della campagna “Caccia al dischetto” promossa nel week-end da Legambiente e Clean Sea Life per attenuare gli effetti dell’insolito inquinamento provocato da un guasto dell’impianto di depurazione di Capaccio Paestum, che poi è stato sottoposto a sequestro dalla Capitaneria di porto su disposizione della Procura di Salerno.

Centinaia di migliaia di filtri tecnicamente chiamati “carrier” da Foce Sele si sono propagati per effetto delle correnti sulle coste campane, in Calabria, Lazio e bassa Toscana. Le iniziative per la loro rimozione si sono svolte a Paestum, presso il pontile Varolato nelle vicinanze del depuratore colpevole dell’inquinamento, a Battipaglia, a Pontecagnano, a Salerno e anche a Mondragone nel casertano.

“Siamo grati al Corpo delle Capitanerie di Porto, che ha individuato la fonte del gravissimo inquinamento causato dai dischetti di materiale plastico a danno di circa 500 km di costa tirrenica”, ha dichiarato Mariateresa Imparato, presidente regionale di Legambiente, secondo cui i responsabili vanno perseguiti per reato di inquinamento ambientale. Imparato ha anche ricordato come con Goletta Verde, da anni Legambiente denuncia l’inadeguatezza degli impianti di depurazione del nostro Paese: una carenza strutturale che è già costata all’Italia due condanne e una terza procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europea, con due sanzioni da quasi 63 milioni di euro una tantum, a cui si aggiungono 347mila euro al giorno sino al risanamento delle irregolarità, cui si somma ora anche il problema del controllo e della manutenzione degli impianti per scongiurare il ripetersi di simili gravissimi incidenti. Da una elaborazione di Legambiente, sulla base dei controlli svolti dall’Arpac nel 2016 sulle acque in uscita dagli impianti di depurazione, è risultato peraltro che 38% dei controlli è risultato non a norma. La maglia nera spetta al bacino del Sele dove i controlli non conformi sono risultati pari al 71%, mentre per il bacino del Sarno il 10% e per il bacino del Tusciano il 50%.

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