Avellino: Bus in scarpata, per i periti barriere autostrada corrose

Le barriere di protezione del viadotto Acqualonga dell'A16 Napoli-Canosa, dal quale il 28 luglio dell'anno scorso precipitò il bus nel quale persero la vita 40 persone di ritorno da una gita a Pozzuoli “non erano saldamente mantenute al suolo” in quanto “i perni che le avrebbero dovute ancorare sono stati corrosi dal sale utilizzato nei periodi invernali”. E' questo uno dei passaggi fondamentali della perizia affidata dalla Procura di Avellino ai quattro consulenti di ufficio che ieri è stata consegnata ai difensori delle sette persone indagate per omicidio plurimo colposo e disastro colposo. Nella perizia, di 650 pagine, i periti sostengono che l'autobus, al momento dell'incidente, non aveva in funzione l'impianto frenante e nonostante questo l'autista del bus, Ciro Lametta ha fatto di tutto per tenere l'automezzo sulla carreggiata. Nell'inchiesta sono coinvolti Gennaro Lametta, in quanto proprietario dell'autobus e cinque dipendenti ed ex dipendenti della società Autostrade. 

Un'altra inchiesta, collegata alla tragedia del bus, coinvolge invece due dipendenti della Motorizzazione civile di Napoli, un 56enne di San Giorgio a Cremano e una donna di 63 anni di Giffoni Sei Casali, i quali secondo la Procura di Avellino avrebbero attestato la revisione; revisione che l'autobus, fino al giorno dell'incidente, non aveva invece effettuato.

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