Autonomia differenziata per risistemare l’Italia? Forse no. Riflessioni con Angelo Di Marino

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La questione autonomia differenziata al centro della riflessione di oggi che abbiamo condiviso con il nostro editorialista, Angelo Di Marino.

La domanda iniziale è: avete letto i contenuti del ddl autonomia differenziata portato avanti con determinazione dalla Lega e dal Governo? Ecco una serie di riflessioni, preoccupanti. Nella recente audizione parlamentare sul federalismo fiscale, lo SVIMEZ, ha ribadito che l’autonomia differenziata è improponibile senza la riduzione pregiudiziale dei divari in Italia. La legislazione potrebbe dare più poteri alle Regioni ricche, solo dopo avere adeguato i LEP (i Livelli essenziali delle prestazioni) ed equiparato le carenze infrastrutturali, per riconoscere a cittadini e imprese la pari dignità di accesso ai servizi su tutto il territorio nazionale.

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Dunque, perché c’è una parte del Paese che continua ad insistere che questo è il modello da seguire per risistemare l’Italia? Chiaramente sono scelte politiche ed ideologiche. Ma è solo questo? Se guardiamo alla questione solo con la lente della politica ideologica, potremmo dire senza dubbio che la questione risiede nel disegno secessionista della Lega che ha trovato nel percorso agevole di una riforma legislativa che offre maggiore autonomia a quelle Regioni virtuose, tutte al nord, la tanto desiderata differenziazione con il sud. Insomma, le risorse economiche prodotte rimangono dove le si producono ed ognuno faccia per se, come meglio può. Quindi, così facendo, si mette la parola fine, in modo definitivo, a quel principio di sussidiarietà ispiratore della nostra Carta Costituzionale. Al Mezzogiorno rimangono tutti quegli handicap infrastrutturali, quei servizi inadeguati e le mille altre carenze che penalizzano il Sud. Uno scenario di precarietà che condanna all’emarginazione definitiva quel Sud sprecone, quel meridione parassita ed assistenzialista. Un progetto molto chiaro quello della Lega che mette le Regioni del Nord in una condizione di maggiore supremazia rendendo il sud schiavo del nord a cui sarà costretto ad elemosinare aiuti. Sempre con la lente della politica, quindi questa scelta che legalizza il regionalismo egoista del Nord non ha nulla a che vedere con il nazionalismo, tanto caro ad altre forze politiche di destra, come Fratelli d’Italia.

Eppure il ddl dell’autonomia corre di pari passo con il Presidenzialismo. Sembra sia solo uno scambio di cortesie tra due terzi di un Centrodestra nazionale che però chiede, pretende ed ottiene, consenso proprio al sud. Visione scellerata dunque quella dei politici del sud che continuano a sostenere questo disegno che paga solo per il nord. Forse no. La questione sembra essere più articolata. L’autonomia differenziata consiste nella gestione diretta e autonoma da parte delle Regioni di tutta una serie di settori particolari (come l’istruzione o la sanità). Sono 23 in tutto le materie, già previste e confermate. Nello specifico: Rapporti internazionali e con l’Unione Europea; Commercio con l’estero; Tutela e sicurezza del lavoro; Istruzione; Professioni; Ricerca scientifica e tecnologica; Tutela della salute; Alimentazione; Ordinamento sportivo; Protezione civile; Governo del territorio; Porti e aeroporti civili; Grandi reti di trasporto e navigazione; Ordinamento della comunicazione; Energia; Previdenza integrativa; Coordinamento finanza pubblica-tributi; Tutela dell’ambiente; Valorizzazione dei beni culturali; Promozione attività culturali; Aziende di credito a carattere regionale; Enti regionali di credito agrario; Organizzazione giustizia di pace. Qui però la “cosa si fa interessante”. Infatti il ddl si chiude con l’articolo 11 prevede anche la cosiddetta clausola di salvaguardia per l’esercizio del potere sostitutivo del governo. Questo articolo consente in sintesi al Governo nazionale di sostituire Regioni, Province, Città metropolitane o comuni, commissariandoli in caso di gravi inadempienze rispetto a trattati internazionali, normative comunitarie o nel caso in cui si verifichino pericoli per la sicurezza pubblica e l’unità giuridico-economica. Cosa significa?

Semplice, facciamo un esempio: nel caso in cui una Regione, tipo la Campania, apre un contenzioso con il governo sulla spesa dei fondi di sviluppo e coesione, ritendendo che la regione non li spende bene, secondo il parametro del governo, lo stesso governo la può commissariare. Insomma, in modo insindacabile, il governo nazionale, può decidere di commissariare una regione, magari quelle che politicamente non sono allineate, è lo fa in virtù di una legge che, qui il vero paradosso, difende e stabilisce l’autonomia delle stesse regioni. Se questa non è magia, o fine astuzia politica, ditemi voi cos’è. Il potere di vita e di morte (politica) su una regione, accentrato nelle mani del governo romano. Ecco cosa fa l’autonomia differenziata. Ecco perché è accettata anche dai politici di destra e di centro-destra eletti al sud. Semplicemente perché non difende il sud, ma il potere che i politici al governo del sud hanno sul sud! Lo scopo così di ridurre squilibri economici o sociali è solo uno specchietto per le allodole. Fatevene una ragione.

 

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