Passerà il Ferragosto in carcere l’imprenditore salernitano Valter Lavitola, ritenuto dai pm di Roma il mandante dell’attentato contro il giornalista Sigfrido Ranucci, attraverso l’ordigno rudimentale piazzato da una banda di quattro persone il 16 ottobre scorso a Pomezia, alle porte di Roma, davanti all’appartamento della vittima.
Lavitola è accusato di aver pianificato il blitz grazie all’aiuto del camerunense Gomes Clesio Tavares, ancora ricercato, nei confronti del quale è stato emesso un mandato di arresto.
Secondo i magistrati, il movente dell’attentato va ricercato nell’ “ambizioso progetto” di Lavitola di lanciare Ranucci in politica e, di conseguenza, di ritagliare per sé un ruolo di primissimo piano.
Per il giudice, l’obiettivo dell’atto intimidatorio di Lavitola era lanciare un avvertimento a Ranucci per intimorirlo rispetto alla prosecuzione delle sue inchieste e spianargli la strada verso le elezioni politiche. Per il giudice si tratta di “un soggetto con una spiccata “capacità criminale.
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