Appalti al clan dei Casalesi, perquisita sede Rete Ferroviaria Italiana. Indagini a Contursi Terme

Ditte riconducibili a imprenditori ritenuti molto vicini al boss Francesco Schiavone, ex capo dei Casalesi, che si aggiudicavano numerosi appalti della Rete Ferroviaria Italiana corrompendo dirigenti ai quali, tra le altre cose, prometteva benefit, ‘ospitate’ in hotel di lusso e, soprattutto, avanzamenti di carriera. Nel mirino ci sono anche appalti per lavori nel salernitano.

É quanto ipotizzano i pm antimafia di Napoli che oggi hanno disposto una serie di perquisizioni dei carabinieri nella sede romana di Rfi e negli uffici degli indagati che, al momento, sono una decina.

Gli appalti che i pm Antimafia stanno passando al setaccio, e sui quali le ditte di Schiavone avrebbero messo le mani corrompendo i funzionari, sono stati indetti in diverse località d’Italia. Tra questi figurano anche quelli per i lavori alle stazioni di Contursi Terme, in provincia di Salerno, e ad Avezzano.

Tra gli indagati i fratelli imprenditori Nicola e Vincenzo Schiavone, imparentati con il boss soprannominato “Sandokan”, il primo uscito indenne dal maxi processo Spartacus e l’altro invece condannato. Nicola – a cui sono riconducibili le ditte  – risulta essere il padrino di battesimo del primogenito di Sandokan, Nicola, collaboratore di giustizia e, verosimilmente, colui che ha dato un importante impulso alle indagini. Ai dirigenti di Rfi vengono contestati i reati di corruzione e di turbativa d’asta, aggravati dall’avere agevolato una cosca mafiosa. Ai fratelli imprenditori si contesta anche l’associazione mafiosa.

Rfi, in una nota, “ha garantito “piena collaborazione per lo svolgimento dei necessari accertamenti” e confermato “la propria fiducia nell’autorità giudiziaria”.

 

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