
Dal Comune di Aquara l’appello al Governo: “modificate la legge elettorale dei piccoli Comuni”.
Poco più di milleduecento anime. Un piccolo borgo che si affaccia sulla Valle del Calore con alle spalle la maestosità dei monti Alburni. Aquara, piccolo borgo operoso e resiliente che scommette sui giovani ma soprattutto si ribella alla narrazione consolidata della “morte annunciata dei piccoli borghi”. Il sindaco, Antonio Marino, prova ogni giorno ad escogitare soluzioni per dare risposte concrete alla sua comunità. Il tema è quello di sempre, quello che coinvolge loro malgrado tutte le piccole realtà delle aree interne: combattere lo spopolamento ed assicurare futuro alla comunità. Nasce da queste considerazioni l’Atto di indirizzo approvato in Consiglio comunale, all’unanimità 11 voti, anche con i voti della minoranza, che analizza le misure strategiche per contrastare lo spopolamento delle aree interne, rivolto ai comuni con meno di 5mila abitanti che negli ultimi 10 anni hanno subito una riduzione demografica di almeno il 10% Un Atto di indirizzo che ha l’ambizione di trasformarsi in progetto strategico che tutti i comuni in questa condizione, potranno adottare e sviluppare. 14 punti, analizzati nel dettaglio, che propongono soluzioni concrete e che chiamano in causa la macchina burocratica del sistema Paese Italia che non considera le evidenti diversità tra amministrazioni locali di piccole realtà e centri urbani più grandi. Insomma, non si possono applicare le stesse norme in tema fiscale, tributario e persino elettorale tra realtà completamente diverse. Un esempio su tutti: la necessità di eliminare la preferenza unica (doppia solo per genere) alle elezioni comunali nei Comuni con meno di 3mila abitanti.
Sarebbe opportuno invece sostituire la norma con la possibilità di esprimere tre preferenze (senza vincolo di genere che andrebbe invece inserito alla lista dei candidati che dovrebbe comporsi di almeno il 30% di donne) – afferma il sindaco Marino – La preferenza unica il più delle volte prescinde dal merito e la competizione elettorale diventa una competizione tra famiglie più numerose. Con tre preferenze entra in gioco anche il merito – sostiene ancora il Sindaco Marino – oltre al clientelismo ed il familismo amorale. Con tre preferenze si eleva sicuramente il livello qualitativo degli eletti, fattore necessario questo per salvare i piccoli Comuni, e si abbassa l’astio tra la gente costretta a fare una scelta secca e illogica”. Ecco la proposta dirompente del sindaco Marino che arriva contestualmente all’avvio della proposta di riforma della legge elettorale. Nella serata di mercoledì 27 maggio infatti i partiti di centrodestra hanno presentato in Commissione Affari costituzionali alla Camera la nuova versione della riforma della nuova legge elettorale che però riguarderà solo il Parlamento. Dal piccolo comune di Aquara arriva quindi l’appello al Governo ad ascoltare le esigenze dei piccoli comuni a rischio serio di rappresentanza democratica.
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Ripopolare i paesi che hanno una popolazione inferiore ai 2000 abitanti riducendo l’IRPEF del 50% ai pensionati che decidono di trasferirvi la residenza.
Questo porterebbe anche a delle ricadute importanti sia sui fitti delle grandi città sia sull’esodo di pensionati verso l’estero
Esattamente in questo modo non solo si trasferiscono i pensionati ma si salvano anche i piccoli negozi che rappresentano ancora un serio presidio di resilienza!!! Ma purtroppo nelle strategie governative non rientrano queste tematiche tant’ è che nei documenti ufficiali sulla strategia per le aree interne hanno dichiarato l’irreversibilità al declino, una triste storia!!!
Significativa la proposta di riforma della legge elettorale dei piccoli comuni, ma ritengo angora più importante modificare i collegi per la elezione dei parlamentari e consiglieri regionali
Questi non devono essere eletti in collegi formati solo in base alla popolazione, dove le aree densamente popolate fanno incetta di rappresentanti, mentre le aree spopolate, come a sud del fiume Sele, sono scarsamente o per nulla rappresentate nelle istituzioni che contano.
Il 50% degli rappresentanti dovrebbero essere eletti in base alla estensione del territorio e il 50% in base alla popolazione.
L’area a sud del fiume Sele è più estesa della regione Valle D’Aosta, non ha rappresentanti garantiti dalla legge