31 anni fa il duplice omicidio a Capaccio Paestum. Ergastolo per Adinolfi

Sentenza di primo grado e condanna all’ergastolo dopo 31 anni dal duplice omicidio del 30 luglio 1986 compiuto a Capaccio-Paestum.

Furono assassinati Antonio Sabia e Vincenzo Marandino, figlio del boss Giovanni Marandino, all’epoca cassiere della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo.

Ritenuto il killer dell’agguato e quindi condannato all’ergastolo Umberto Adinolfi, detto ‘a Scamarda’.

Il processo a carico di Adinolfi era tornato alle fasi iniziali dopo che la Cassazione aveva riscontrato dei vizi di forma.

Al secondo imputato del duplice delitto Salvatore Mercurio la condanna dell’ergastolo era stata già confermata.

Lo scorso giugno fu fissata l’udienza preliminare, e dopo 31 anni di silenzio Adinolfi confessò il delitto raccontando alcuni dettagli sull’omicidio di Enzo Marandino e del suo autista Sabia.

Adinolfi ha spiegato che non sarebbe stato a conoscenza del piano omicida del complice salvatore Mercurio. Erano in auto entrambi quando, giunti a Ponte Barizzo, Mercurio con l’ausilio di un binocolo individuò Sabia, che essendo l’autista di Marandino lo accompagnava ovunque. Fu in quel momento che Mercurio decise di agire per vendicarsi di alcuni torti subiti. Scese dall’auto e sparò contro Marandino e Sabia, fino a quando l’arma s’inceppò e quindi esortò anche Adinolfi a terminare il massacro.

 

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