23 novembre 1980, 40 anni fa il sisma che uccise 3 mila persone in Campania e Basilicata

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Sono trascorsi 40 anni dal terremoto dell’Irpinia. Lunedì 23 novembre ricorre l’anniversario del sisma di magnitudo 6.9 che fece tremare l’Appennino al confine tra Campania e Basilicata, facendo quasi 3.000 vittime, 8.000 feriti e quasi 300mila sfollati. 

Simbolo di quella tragedia resta sicuramente il crollo del soffitto della Chiesa Madre di Balvano, nel potentino, che seppellì 66 persone, per la maggior parte bambini e ragazzi, di fatto cancellando una generazione del paese.

Oggi in quei territori la ricostruzione è quasi completata, ma la ricorrenza del 40/o anniversario restituisce ricordi drammatici, per l’esasperante lentezza che ha accompagnato il processo di ricostruzione delle case e per le ruberie di sciacalli che hanno allungato le mani sulle ingentissime risorse stanziate dallo Stato, oltre 50mila miliardi di lire. 

 

Nell’immediato dopo terremoto, la macchina dei soccorsi, guidata da Giuseppe Zamberletti, gettò le le premesse di una moderna struttura di Protezione Civile.

L’opera di recupero del patrimonio edilizio, sia pure tra ritardi e lentezze e con tempi diversi da provincia a provincia, è stata quasi ultimata sia in Campania, sia in Basilicata, mentre la prospettiva di sviluppo industriale è rimasta per gran parte inattuata. Solo pochissime aziende sono in attività, molte imprese sono state dichiarate fallite qualche tempo dopo aver percepito i contributi pubblici.

 

 

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