
Ilaria è una giovane donna di Nocera Inferiore, insegnante precaria. Per lei perdere la voce è un incubo che non può affrontare. Quando comincia ad avere problemi alle corde vocali, si rivolge immediatamente a un medico dell’Umberto I.
Le liste sono molto lunghe e, nella speranza di avere una risposta differente, si rivolge a un altro professionista. La sua risposta è anche peggiore. O aspetta 22 mesi in lista d’attesa o paga 4.500 euro per essere operata subito nella stessa struttura pubblica ma in intra moenia. “In pratica, chi non ha risorse economiche deve rassegnarsi a convivere con il problema. Chi può permetterselo, invece, accede subito alle cure. Dove sta l’equità del Servizio Sanitario Nazionale?”.
La condizione delle sue corde vocali, su cui è stato riscontrato un pericoloso “polipo”, peggiora e, dopo aver cercato alternative, Ilaria trova una soluzione lontano dalla Campania. Un terzo medico le consiglia di affidarsi a un ospedale pubblico in Emilia Romagna.
Qui è stata visitata e operata nel giro di pochi giorni, senza spendere cifre folli.
“Per curarsi, oggi bisogna individuare il medico giusto, trovare una struttura disponibile e spesso affrontare viaggi di centinaia di chilometri. Questo non è un sistema sanitario equo. Perché in alcune regioni si deve pagare e in altre no? Perché non si garantisce a tutti lo stesso diritto alla salute?”, dice Ilaria in diretta a Radio Alfa.
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