14 tonnellate di droga prodotta dall’Isis sequestrate al Porto di Salerno. L’intervista con Messineo dell’Autorità Portuale

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Ben 14 tonnellate di stupefacenti sono state sequestrate questa mattina dalla Guardia di Finanza al Porto di Salerno. Si tratta di anfetamine, circa 84 milioni di pasticche col logo “captagon”, prodotte in Siria dall’Isis per finanziare il terrorismo.

Il valore della droga, trovata dalle Fiamme Gialle in 3 container, è stato stimato in oltre 1 miliardo di euro. La droga era stata nascosta in cilindri di carta per uso industriale e macchinari costruiti in maniera tale da impedire agli scanner di individuare il contenuto.

 

Il captagon – spiega una nota della Guardia di Finanza – viene smerciato in tutto il Medio Oriente ed è diffuso sia tra i combattenti per inibire paura e dolore sia tra i civili perché non fa sentire la fatica. Prodotta inizialmente soprattutto in Libano e diffusa in Arabia Saudita negli anni ’90, questa sostanza stupefacente è ricomparsa nei covi dei terroristi – come ad esempio nell’attacco al Bataclan di Parigi nel 2015 – ed è perciò stata soprannominata la “droga dell’Isis” o la “droga della Jihad”. 

Sulla grossa operazione che ha visto al centro delle Indagini il Porto di Salerno è intervenuto questa mattina a Radio Alfa il Segretario Generale dell’Autorità di Sistema Portuale Mar Tirreni Centrale, Francesco Messineo. 

Ascolta l’Intervista
Francesco Messineo su sequestro Captagon

 

Ora le indagini sono dirette ad individuare i responsabili che, proprio in relazione all’ingente quantitativo di droga sequestrato, potrebbero operare per conto di un “cartello” di clan di Camorra capace di commercializzare le sostanze in ambito internazionale.

Secondo gli investigatori delle Fiamme Gialle e gli inquirenti della Procura di Napoli, che hanno coordinato l’operazione, infatti, è verosimile che sia coinvolto un “consorzio” di gruppi criminali, sia per il valore totale delle spedizioni, sia per la distribuzione sui mercati di riferimento. Non si esclude che dopo lo stop imposto dal lockdown molti trafficanti, anche in consorzio, possano essersi rivolti alla Siria, la cui produzione invece non pare aver subito rallentamenti.

Secondo la DEA americana (Drug Enforcement Administration), l’Isis fa  largo uso del captagon in tutti i territori su cui esercita l’influenza e ne controlla lo spaccio. Una volta avviati gli impianti chimici di produzione, è facile per Isis produrre ingenti quantitativi anche per il mercato mondiale delle droghe sintetiche. 

Due settimane fa, sempre al porto di Salerno, gli specialisti del Gico della Finanza di Napoli avevano intercettato un container con un carico contenente 2.800 kg di hashish e 190 kg di anfetamine con lo stesso identico simbolo (captagon). 

 

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