SALERNO – Il gestore del Circo Marino a processo per schiavismo

La Cassazione ha ritenuto fondata l’accusa, nei confronti dei gestori del “Circo Marino”, di aver ridotto in stato di schiavitù una famiglia bulgara di quattro persone. Il caso fu scoperto dai carabinieri della compagnia di Eboli, durante una tappa del circo a Petina in provincia di Salerno. Marito e moglie e le loro due figlie della Bulgaria, venivano costretti a lavorare fino a venti ore al giorno, in cambio di cento euro la settimana, ma persino ad intrattenere il pubblico entrando in una vasca  trasparente con serpenti e tarantole o pesci ‘piranha’. La suprema Corte ha accolto il ricorso con il quale la Procura di Salerno chiedeva che a carico dei titolari del circo non ci fosse solo l’imputazione di sfruttamento. Infatti il Tribunale del riesame aveva escluso che si potesse parlare di schiavitù in quanto i quattro bulgari avevano una certa liberà di movimento. In particolare la Cassazione ritiene che in un caso come questo, indipendentemente dalla ‘misura’ di libertà della quale poteva disporre la malcapitata famiglia bulgara, ci sia stato proprio "l’approfittamento del bisogno esistenziale degli immigrati provenienti da paesi poveri" e pronti a tutto "per pagare il costo dell’emigrazione" agli intermediari del viaggio. Ora il Tribunale del riesame dovrà valutare con meno clemenza la posizione dei proprietari del circo che rischiano di tornare in carcere e di essere processati per riduzione in schiavitù.

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